giovedì 8 ottobre 2026
Underground Symphony - Never give up
Ci sono passioni che con il tempo diventano un lavoro. E poi ce ne sono altre che, nonostante il lavoro, i sacrifici, le delusioni e gli anni che passano, continuano a rimanere semplicemente passioni.
Quella di Maurizio Chiarello appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria.
Da oltre trentadue anni Underground Symphony vive attraverso le sue scelte, le sue intuizioni, le sue ostinazioni e anche attraverso tutte quelle battaglie che raramente finiscono scritte nella storia di un'etichetta discografica.
Maurizio l'ha sempre definita una “fucina di artigianato musicale”, una definizione che forse racconta meglio di qualsiasi altra cosa cosa sia stata e cosa continui ad essere Underground Symphony, non una semplice label, ma un laboratorio costruito giorno dopo giorno, disco dopo disco, band dopo band.
In più di tre decenni ha dato spazio a musicisti che spesso non ne avrebbero avuto, ha raccolto demo, album, progetti e sogni, mettendo a disposizione contatti, esperienza e soprattutto una fiducia che, a giudicare dalle sue parole, non sempre gli è stata restituita. Ha seminato moltissimo e raccolto, come lui stesso ammette senza nascondere una certa amarezza, molto meno di quanto avrebbe meritato.
Eppure è ancora qui.
Forse è proprio questo l'aspetto più importante della sua storia, non i numeri, non i successi, non le celebrazioni, ma la resistenza. La capacità di continuare a credere in un'idea nata in un'epoca completamente diversa, quando il metal si viveva attraverso cassette, demo, lettere, fanzine, negozi e rapporti umani, e di portarla attraverso trasformazioni che hanno cambiato radicalmente il modo di fare, ascoltare e pubblicare musica.
Questa non è quindi soltanto un'intervista per celebrare trentadue anni di Underground Symphony.
È il racconto di un uomo che ha scelto di dedicare una parte enorme della propria vita alla musica degli altri, spesso senza ricevere in cambio la stessa quantità di quello che aveva seminato.
E dopo trentadue anni, nonostante tutto, è ancora lì a tenere accesa la luce della sua officina.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Ciao Maurizio e grazie mille per il tempo che ci stai volendo dedicare, allora Underground Symphony ha raggiunto i trent'anni e oggi ti trovi a guidare una label che ha attraversato epoche, formati e generazioni completamente differenti. Ma più che guardare indietro, vorrei partire dal presente: che cosa rappresenta oggi Underground Symphony per te? È ancora principalmente una casa discografica oppure è diventata qualcosa di diverso?
Come hai scritto nella domanda che mi hai posto, l'etichetta in oltre 32 anni di attività, caratterizzata da poche soddisfazioni e tante delusioni, ha attraversato situazioni che difficilmente, al momento della nascita dell'etichetta, si ipotizzava potessero avvenire nell'arco di tre decadi. In questo momento Underground Symphony, che io non ho mai considerato una vera e propria etichetta discografica, ma una fucina di artigianato musicale, non è qualcosa di diverso, rispetto a quando è stata creata, ma dal punto di vista psicologico la considero quasi un peso, considerando tutto quanto sta avvenendo, a livello istituzionale europeo, e non solo, dove ho la netta sensazione che si cerchi di eliminare le micro-imprese, e per il gran numero di cialtroni a livello professionale nei quali mi sono imbattuto da sempre.
Per celebrare questo traguardo stai per pubblicare una compilation con molte delle band che hanno fatto parte del roster Underground Symphony. Come hai scelto gli artisti da coinvolgere? È stato più difficile decidere chi inserire oppure capire chi lasciare fuori?
Questo è un altro fardello psicologico che mi porto dietro da tanti anni. In origine la compilation sarebbe dovuta uscire entro il 2019, per celebrare il venticinquesimo anniversario dell'etichetta, Per vari motivi, alcuni anche imputabili al sottoscritto, non fu possibile rispettare la deadline che mi ero prefissato, e quindi il progetto andò in stand-by per un certo periodo. Nel frattempo, è cambiato quasi tutto: copertina, impostazione grafica e la scaletta è stata stravolta per vari motivi. In un comunicato che avevo fatto qui su Facebook, avevo annunciato che salvo imprevisti sarebbe andata in stampa ad inizio settembre ma ovviamente gli imprevisti sono, puntualmente, arrivati per cui ci sarà un ritardo di alcune settimane. La scelta riguardante gli artisti da coinvolgere è stata inizialmente difficile, mentre è stato più facile stravolgere la tracklist in quanto, in tutti questi anni, alcune band sono sparite, o hanno cambiato nome, mentre un paio di brani hanno perso lo status di inediti, essendo stati pubblicati su un album uscito per un'altra etichetta. Purtroppo, in alcuni casi, ho dovuto fare delle scelte dolorose, escludendo band che avrebbero meritato di partecipare ma ogni decisione è stata ponderata con la massima attenzione e le motivazioni per ogni esclusione sono pienamente giustificate.
Una compilation celebrativa rischia facilmente di trasformarsi in un'operazione nostalgica. Tu invece che cosa vorresti che emergesse da questa raccolta: la storia della label oppure il fatto che quella storia continua ancora oggi?
Inizialmente questa compilation era stata ideata come un momento di festa, la celebrazioni di 25 anni di attività. Adesso che mi porto dentro la frustrazione di non essere riuscito a metterla sul mercato nei tempi che avevo previsto, la vedo come una specie di spina nel fianco, di cui mi devo liberare proprio perché il fatto di non essere riuscito a pubblicarla entro le tempistiche che mi ero prefissato rappresenta per me una delle tante sconfitte, nella mia vita professionale. Rassicuro però i fans: il prodotto a mio avviso è eccellente: copertina stratosferica, packaging di lusso, contenuto artistico di altro livello. Artisticamente, la compilation è di livello superiore, rispetto a quello previsto originariamente. Mi dispiace per l'assenza quei due brani che nel frattempo sono stati pubblicati da un'altra label.
C'è poi un progetto particolarmente curioso: stai cercando di portare a termine un tributo a “The House of the Rising Sun” degli Animals, raccogliendo tante versioni dello stesso brano. Come è nata questa idea? Cosa ti affascina nell'ascoltare interpretazioni completamente diverse della stessa canzone?
Il brano in questione a mio avviso è uno dei più belli e suggestivi di sempre. Mi era venuta l'idea ascoltandone alcune cover su Internet. Purtroppo, al momento, il progetto è ancora in stand-by e questo è un altro momento di scoramento per me. Ho trovato, praticamente, tutti i gruppi disposti a partecipare, e come fiore all'occhiello ho cercato di provare a ottenere l'autorizzazione per includere nell'album come primo brano una cover strepitosa, realizzata da un artista molto famoso, uno che in carriera ha venduto milioni di dischi. Mi sono rivolto ad una persona molto potente nel settore che mi aveva detto di avere i contatti giusti, ma, come quasi sempre accade in questi casi, è sparito… Il progetto era previsto per una pubblicazione esclusivamente su vinile, formato che ha dei limiti restrittivi per quanto riguarda la durata. Per questo motivo, per non sforare la durata del vinile, la lista delle band partecipanti è a numero chiuso. Non sapendo se, prima o poi, mi verrà concessa l'autorizzazione di utilizzare quella famosa versione del brano, eticamente non me la sono sentita di fare spendere soldi alle band, con il rischio di doverne escludere una, nel caso che, miracolosamente, vada in porto la missione impossibile per la quale nutro ancora qualche speranza.
In questo progetto hai coinvolto numerose band. Che cosa succede quando chiedi a un gruppo metal di reinterpretare un brano così conosciuto? Lasci totale libertà oppure cerchi di indirizzarlo verso una determinata lettura?
Lascio totale libertà ai gruppi, come ho sempre fatto con le band, a livello artistico. L'unico settore nel quale sono molto esigente riguarda le copertine. A volte ho lasciato carta bianca alle band e me ne sono pentito. Ora non più...
Negli ultimi anni il numero delle pubblicazioni Underground Symphony è progressivamente aumentato e lo scorso anno avete raggiunto un ritmo particolarmente intenso. Come riesci oggi a sostenere un catalogo sempre più ampio senza perdere l'identità della label?
Non è proprio così; il numero delle pubblicazioni, soprattutto negli ultimi anni, è sempre stato abbastanza ondivago, soprattutto durante e dopo gli anni di inferno durante i quali ho dovuto affrontare situazioni familiari devastanti. Per fare un esempio, nel 2025 ho pubblicato 15 dischi, un record per me: non avevo raggiunto un tale numero di uscite, neppure negli anni d'oro per il mercato del metal. La spiegazione è molto semplice: a volte capitano band ottime dal punto di vista artistico ed umano, con le quali si raggiunge un accordo in pochi minuti, a volte invece si ha a che fare musicisti artisticamente molto validi, ma con differenze di vedute e di aspirazioni, totalmente contrastanti con il mio modo di pensare. La cosa buffa è che molto spesso questa seconda situazione si verifica con band che hanno un curriculum discografico molto scarno, se non addirittura inesistente. In tempi molto recenti, nel giro di tre giorni una paio di band mi ha detto più o meno velatamente che devo imparare a fare il mio lavoro...
Pubblicare più dischi significa anche correre il rischio che alcuni titoli abbiano meno spazio e visibilità degli altri. Come affronti oggi il problema della promozione? È più difficile far emergere un disco interessante oppure trovare un pubblico disposto ad ascoltarlo?
Tratto tutte le bands allo stesso modo e ho sempre fatto così anche ai tempi d'oro, anche se molti gruppi non credevano a questa cosa. In quel periodo, mandavo le mie band in studio di registrazione con le stesse modalità contrattuali, ma questo modo di agire, alla luce dei fatti, si è rivelato un grosso errore. Paragonando questa cosa al calcio, è come se un top player avesse lo stesso contratto di un giocatore arrivato dalla serie B. Molti pensavano che il fatto di avere rapporti di amicizia con musicisti che mi venivano spesso a trovare influisse sull'attenzione a livello promozionale e sulla visibilità, rispetto a chi avevo solo conosciuto telefonicamente o visto solo in fotografia. Non era così allora e non lo è neppure adesso. La differenza la fanno la vendibilità del prodotto e l'impegno profuso dalle singole band, nel cercare di promuoversi a loro volta. Rispetto a 25 anni fa, sono cambiate solo le proporzioni. Allora, un mio disco di Power Metal vendeva dalle 3000 alle 11000 copie (bootleg esclusi, una piaga che ancora mi sta facendo soffrire), un album di Progressive Metal vendeva dalle 800 alle 2500 copie, in base alla qualità del prodotto). Ora che le vendite si sono ridotte di almeno l'80%, le proporzioni sono sostanzialmente rimaste invariate: un disco di Heavy/Power Metal vende più di un album di Progressive Metal. Attualmente la promozione è uno dei tasti più dolenti, rispetto al passato escono molti più dischi, nonostante il mercato sia morto e chi recensisce deve fare delle scelte. Ovviamente la priorità viene data alle uscite delle grosse etichette. Spesso, non riesco ad ottenere recensioni neppure inviando i digipack invece che i promokit digitali… Per rispondere all'ultima parte della tua domanda, sono convinto che una delle poche cose sensate di Internet in ambito musicale sia il fatto che gli appassionati di musica hanno la possibilità di ascoltare in rete gli album e quindi di farsi un'idea totalmente personale sulla qualità del prodotto.
Recentemente una band americana ha firmato con Underground Symphony dopo circa vent'anni dall'ultimo deal d'oltreoceano. Cosa ti ha spinto a puntare su una formazione che arriva da una scena molto più grande e competitiva come quella statunitense? È cambiato qualcosa nel tuo modo di valutare una band straniera rispetto a trent'anni fa?
E' stato un colpo di fulmine. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con Michael Lukers, il batterista degli Ember Guile, una persona meravigliosa, con cui sono entrato in perfetta sintonia, fin dalla prima mail che abbiamo scambiato. Non abbiamo avuto problemi ad accordarci in tempi brevissimi, e sono molto contento della qualità del disco, uno di quelli che amo di più, fra quelli che ho pubblicato negli ultimi anni, anche se il sound è un po' ostico per le menti meno "illuminate". Attualmente, è molto più difficile, per mille motivi, pubblicare un disco di una band straniera, soprattutto se extraeuropea. Nel caso degli Ember Guile il rapporto di amicizia e la qualità della musica hanno abbattuto ogni ostacolo.
Abbiamo letto che da tempo non ascolti più metal classico. È una frase che mi ha incuriosito parecchio: com'è possibile continuare a gestire una label metal dopo trent'anni se il genere che rappresenti non è più quello che ascolti abitualmente per piacere personale?
Ascolto metal classico e Power Metal solo per lavoro e prevalentemente nel tempo libero. Questo non significa che non mi piacciano più quelle sonorità. Io lavoro non meno di 15 ore al giorno e la maggior parte di questo tempo lo impiego facendo cose che impegnano la mente. Il grande successo dei social mi costringe a passare molte ore davanti al computer, per rispondere a messaggi, ecc... e invecchiando, tra le varie facoltà, ho perso anche il potere di concentrazione. In queste situazioni, preferisco ascoltare in sottofondo musica più soft, per riuscire a non perdere la concentrazione. Vent anni fa, ero in grado di gestire contemporaneamente più situazioni di questo tipo, anche ascoltando un CD di Thrash Metal ad alto volume. Essendo comunque un appassionato di quelle sonorità per me non è un problema gestire la label.
E soprattutto: che cosa ascolta oggi Maurizio Chiarello quando non sta lavorando? Quanto sono lontani i tuoi gusti personali da ciò che Underground Symphony pubblica?
Rifacendomi alla tua domanda precedente, mentre lavoro ascolto soprattutto dischi, di vario genere, che hanno caratterizzato la mia gioventù, partendo dai miei idoli assoluti, i Marillion dell'era Fish e continuando con tanto rock progressivo, italiano e straniero, country, Southern Rock, A.O.R. e per finire un altro dei miei idoli, Robin Trower. Quando non sto lavorando, mi dedico all'ascolto dei dischi della mia label, soprattutto quelli che stanno per essere pubblicati e quelli delle band di altre etichette che mi vengono proposti per essere inseriti nel mio negozio online.
Negli ultimi tempi sono arrivati nella famiglia Underground Symphony anche nomi storici come Hocculta, Crying Steel e Love Machine, band che hanno attraversato decenni di storia del metal italiano. Che effetto ti ha fatto, a distanza di tanti anni, firmare finalmente un contratto con artisti che appartengono alla tua stessa storia musicale?
Ovviamente la firma con queste band, che amavo fin da giovane, mi ha dato una grande gioia.
Per anni abbiamo parlato di queste band come di nomi importanti della vecchia scena italiana, spesso rimasti senza una continuità discografica adeguata. Quando Hocculta, Crying Steel o Love Machine arrivano da te con l'idea di pubblicare finalmente un album Underground Symphony, senti di stare semplicemente facendo il tuo lavoro oppure anche di chiudere un cerchio iniziato decenni fa?
In oltre 30 anni di attività, non mi era quasi mai capitata l'occasione di pubblicare nuovi dischi di band storiche, e forse l'unica eccezione furono gli Adramelch. Bisogna tenere presente che per alcuni anni quasi tutte le band storiche furono appannaggio di un'altra label. Rimanendo nell'ambito dei tre gruppi che hai citato ti posso dire che il contatto (e poi contratto) con le band è avvenuto in modalità differenti. I Crying Steel mi contattarono tramite mail e poi vennero a trovarmi, per firmare il contratto. Persone eccellenti dal lato umano: ho un bellissimo ricordo di quella giornata. Nonostante avessero cambiato stile musicale causando una terribile delusione ai fans che li avevano adorati per il loro sound dei primi dischi che non hanno quindi apprezzato il loro pur eccellente ultimo, gli Hocculta hanno rappresentato molto per me, perché venivo da un periodo non brillante, a causa dei postumi dei problemi in famiglia, e la firma con una band storica ha dato lustro alla mia label e mi ha permesso di essere contattato da molti gruppi. Per quanto riguarda le altre due band che hai citato nella domanda, non mi contattarono direttamente, ma mi furono proposte dall'agenzia che li rappresentava. Con questi contratti, peraltro molto graditi, ho semplicemente fatto il mio lavoro, proprio perché non avevo quasi mai avuto contatti con la quasi totalità delle band storiche italiane.
C'è una differenza nel rapporto con una band storica rispetto a quello con un gruppo giovane che arriva oggi per la prima volta con un demo? Da una parte hai la storia e l'esperienza, dall'altra magari hai più fame e meno certezze. Cosa cerchi nei due casi?
La differenza è enorme. Non solo le band che esistono da quattro decenni, ma anche quelle che si sono formate e hanno pubblicato dischi nel periodo d'oro del settore, tranne rare eccezioni, sono consapevoli di quanto sia stato distrutto il mercato discografico e, quindi, conoscono perfettamente la tragica situazione attuale. Per questo motivo, è quasi sempre facile trovare un accordo. Io attualmente ho poca esperienza con le bands giovani, soprattutto perché i musicisti che ne fanno parte non sanno chi sia Underground Symphony, dal momento che, quando la mia label ha raggiunto i suoi momenti migliori, o non erano neppure nati, oppure erano ancora in fasce. Se guardi l'elenco delle mie uscite degli ultimi anni potrai facilmente constatare che ho pubblicato solo un CD di una band formata da musicisti giovanissimi, l'ottimo esordio dei Mediera, ottimi artisti ed eccellenti persone. Le pochissime band giovani che mi hanno contattato in tempi recenti pensavano più ai social, ai like e alle visualizzazioni piuttosto che alla concretezza di una release su supporto fisico.
Dopo trent'anni hai visto cambiare completamente il rapporto tra etichetta e musicisti. Oggi una band può registrare un album in autonomia, promuoversi sui social e distribuirsi digitalmente senza avere necessariamente una label. Perché una band dovrebbe ancora avere bisogno di Underground Symphony?
Premetto che a ogni nuova band che mi contatta e anche alle band che hanno già lavorato con me consiglio sempre di sondare tutte le etichette, nella speranza di ottenere un contratto importante. La quasi totalità dei gruppi che firmano per me presumo lo facciano per avere un logo conosciuto sul retro del loro album, per avere un prodotto curatissimo a livello di packaging, per il rapporto umano e la disponibilità immediata in caso di necessità.
Quanto è cambiato il tuo modo di scegliere gli album? Trent'anni fa avevi probabilmente davanti cassette, CD demo, lettere e fotografie; oggi puoi ricevere decine di proposte attraverso Internet ogni giorno. È diventato più facile scoprire una buona band oppure, paradossalmente, è diventato più difficile distinguere ciò che merita davvero attenzione?
In passato, mi arrivano direttamente demo dalle bands, in molti casi mi sono rivolto direttamente ai gruppi dei quali avevo sentito parlare bene. Poi, spesso, si arrivava ad un accordo e si procedeva con i vari passi, che portavano alla realizzazione dell'album. Adesso, mi vengono proposti quasi sempre masters definitivi, al massimo, quando c'è interesse reciproco nel finalizzare l'accordo, c'è da battagliare per la scelta della copertina… La qualità artistica di una buona band ho ancora la capacità di intuirla subito, poi bisogna essere degli ottimi esperti in psicologia per capire se il lato umano rispecchia le mie rigide aspettative.
Underground Symphony ha sempre avuto un rapporto particolare con il metal italiano, ma nel catalogo sono passati anche artisti stranieri. Oggi vuoi che la label abbia ancora una precisa identità italiana oppure pensi ormai a Underground Symphony come a una realtà internazionale senza una vera distinzione geografica?
Ovviamente è molto più semplice, per vari motivi, lavorare con band italiane, ma, come ho dimostrato recentemente nel caso degli Ember Guile, dei Battle Symphony e dei Dark Elves Of Christmas, non ho alcun problema a collaborare con gruppi stranieri.
Guardando il mercato attuale, cosa ti preoccupa maggiormente: la diminuzione delle vendite fisiche, l'enorme quantità di musica disponibile, la difficoltà delle band a costruirsi un pubblico oppure il fatto che il metal sia diventato un mercato sempre più frammentato?
Il metal e, in generale, la musica, non esistono più, concretamente, da parecchi anni. Le vendite si sono polverizzate in tutti i generi musicali, nel metal sono rimasti pochi eroi che nel mondo acquistano ancora prodotti fisici anche realizzati dalle piccole etichette come la mia. Il digitale che venti anni fa era stato sponsorizzato come il futuro della musica si è trasformato in una stratosferica fonte di guadagno per chi lo gestisce e in una enorme presa per i fondelli per musicisti ed etichette.
Dopo trent'anni c'è qualcosa che oggi rifiuteresti di fare, anche se economicamente potrebbe sembrare conveniente, perché non appartiene più alla filosofia Underground Symphony?
In passato, ho rifiutato la pubblicazione di dischi che non mi piacevano nonostante mi fossero state offerte cifre considerevoli. Adesso il problema non si pone, perché non credo mi possano capitare situazioni simili.
Se potessi scegliere una sola cosa da cambiare nel modo in cui oggi funziona l'industria discografica metal, quale sarebbe? E al contrario, c'è qualcosa del sistema attuale che secondo te è finalmente migliore rispetto agli anni Novanta?
Avrei cambiato tutto allora e lo cambierei anche adesso. Purtroppo, non è possibile. Non è cambiato niente tranne gli introiti che derivano dal mercato che si sono ridotti al lumicino.
Prima di concludere, cosa ricordi della nostra chiacchierata di 27 anni quando eri più o meno agli inizi? Nonostante tutto se siamo ancora qui a ciarlare come due vecchie comari vuole dire innanzitutto che siamo vivi e che stiamo bene, un buon traguardo, non trovi?
Ho ricordi molto sbiaditi di quell'evento. Ricordo che mi sei venuto a trovare alcune volte, moltissimi anni fa, ricordo un pranzo veloce dal kebabbaro vicino alla mia sede e poco altro.
Chiudiamo con una domanda volutamente aperta: quando immagini Underground Symphony tra altri dieci anni, che cosa vorresti trovare ancora intatto della label che hai fondato nel 1994 e che cosa invece speri sia completamente diverso?
Realisticamente presumo che fra dieci anni non esisteremo più ne io né la label.
Che cosa hanno rappresentato per te Undergound Symphony e Maurizio Chiarello.
Quando lavoravo alla 99th Floor avevamo in distribuzione parecchie etichette, ma nessuna italiana. Il motivo era semplice: di indipendenti, nel senso letterale del termine, in Italia non ce n'erano. Forse giusto qualcosa legato ad altre distribuzioni o a qualche negozio di musica.
Underground Symphony nasceva proprio in quel periodo, la metà degli anni '90, e di lì a poco sarebbe partito un momento incredibile per il metal italiano. Per convincere Maurizio a farsi distribuire da 99th Floor ci volle un po' di fatica, ma alla fine ci riuscimmo. Fu l'inizio di un'ottima collaborazione e, per quel che mi riguarda, di una profonda amicizia che dura ancora oggi e non si è interrotta nemmeno quando abbiamo chiuso la distribuzione.
Maurizio ha dimostrato che un'etichetta italiana poteva fare grandi cose anche senza risorse esagerate, bastavano lavoro, passione e competenza. Il suo esempio ha ispirato molti, me compreso, e posso dire che tutto è partito da Underground Symphony e da lui, che dalla sua creatura è inscindibile.
Credo sia un caso quasi unico: un'etichetta metal indipendente così longeva. Secondo me lo deve alla sua profonda onestà, alla sua correttezza e, perché no, a una positiva testardaggine.
Quasi tutte le band italiane hanno avuto un contatto con lui, almeno fugace. Poche, invece, sono riuscite a farlo arrabbiare davvero, e a ragione, visto che su certi personaggi le nostre sensazioni erano spesso le stesse. Molti gli devono tanto, tanti gli hanno mostrato poca riconoscenza. Ma senza di lui la scena italiana sarebbe profondamente diversa, e non in meglio
(Pino Magliani, Elevate records)
Mi fa molto piacere che tu mi chieda che cosa ha rappresentato, e che cosa rappresenta ancora, la figura di Maurizio e la figura dell’Underground Symphony.
Questo perché? Per un semplice motivo, io credo che, se una piccola etichetta come l’Underground Symphony non fosse esistita, non sarebbe esistito quel boom della scena italiana e di quei gruppi legato a certe sonorità, compresi i Projecto.
Magari si sarebbe arrivati ugualmente ad acquisire una certa risonanza, perdona la mia presunzione, ma sarebbe stato tutto diverso.
Maurizio, è un sempre stato un personaggio, mi si permetta i termine, un po’ anomalo, almeno per essere stato un discografico all’epoca, era sempre cortese e non diceva mai, o quasi mai, una parola fuori dalle righe, anche perchè lui è sprattutto un appassionato, un ascoltatore. Non è il classico discografico che pensa al resoconto o, comunque, giustamente o no che sia, al prodotto fine a se stesso dal punto di vista commerciale.
Lui è ancora legato al prodotto artistico, tant’è vero che, se andiamo a vedere, credo che molti si ricordino che il suo trademark, cioè la sua prerogativa riconosciuta da tutti, era il fatto che lui facesse uscire, all’epoca, delle bellissime produzioni in digipak, con quelle bellissime formule, con l’apertura a tre, compreso anche il debutto dei Projecto ed altre produzioni.
Dal punto di vista umano e personale non posso che parlarne non bene, di più.
Posso dire che Maurizio si è sempre comportato egregiamente con me, anche perché mi ha sempre valutato come cantante in una maniera che tante volte io mi sono sempre domandato: “Ma perché?”.
Per il semplice fatto che mi ha sempre dato, diciamoci la verità, del lavoro. Perché, collaborativamente parlando, mi ha dato la possibilità di gestire voci soliste in altri suoi dischi, oppure i cori.
Quindi io devo soltanto ringraziarlo per queste cose, per il fatto che dava fiducia alla mia persona e alla mia, tra virgolette, presunta professionalità.
Ringrazio Maurizio e gli ando un saluto anche se è da tanto che non ci vediamo
Roberto Bruccoleri (Projecto)
Dedizione passione e resilienza, questo è ciò che credo possa ben descrivere Underground Symphony. Una label ad immagine e somiglianza del suo fondatore Maurizio Chiarello. Amico appassionato, la cui umanità e passione, unitamente al viscerale rispetto, riservato agli artisti con cui ormai da anni entra in contatto, ne fanno un sincero protagonista del panorama musicale heavy-rock italiano ed internazionale.
Entrare in Underground Symphony significa entrare nel mondo di Maurizio, un’esperienza incredibile per chi ama il mondo delle note. Ovunque tu rivolga lo sguardo ci sono CD, vinili, album di band con le quali hai condiviso anni di musica, di palco, si sogni. La sua non è solo un’attività discografica, è una missione rivolta a valorizzare ogni artista con cui sceglie di collaborare. Maurizio non guarda i numeri o le mode del momento, non lo ha mai fatto. Preferisce cogliere l’anima del progetto musicale, offrendo a chi ha ancora qualcosa di autentico da dire una vera e proprio casa. Ti voglio bene amico mio, a te va tutta la mia gratitudine.
Roberto Quassolo (Shady Lane)
Sembra banale dirlo, ma senza l’Underground Symphony e Maurizio Chiarello non sarei la persona che sono diventato in ambito musicale. La sua telefonata, un sabato dell’estate del 1998, mi ha cambiato la vita. Ha creduto in un gruppo di ragazzi appena maggiorenni, aiutandoli a crescere come band e dando loro la possibilità di coronare un sogno, con la firma su un contratto discografico. Da quel momento si è creato un sodalizio che, dopo quasi trent’anni, è riduttivo definire solo artistico. Abbiamo affrontato, come tutti, gli alti e bassi della vita, ma la musica che amiamo, ci ha sempre accompagnato, ci ha tenuto a galla, ci ha regalato grandi soddisfazioni e cocenti delusioni. Eppure, come diceva qualcuno, siamo ancora qua. Il passato non può tornare e nessuno sa come andrà il futuro, ma sono convinto che tanti musicisti ed amanti del power metal ricorderanno sempre Maurizio e l’Underground Symphony con grande affetto, ammirazione e riconoscenza.
Alessandro Battini (Dark Horizon)
Undergound Symphony, e Maurizio Chiarello, per me sono un'unica persona, Ho conosciuto Maurizio, con il mio esordio con i DEADLINE, e fin da subito si è dimostrato una persona di una gentilezza e disponibilità infinita, ha rappresentato per me personalmente, l’opportunità di uscire con un prodotto discografico all’altazze, ricordo ancora le sue prime parole, che furono, “per me quando in una band c’è del valore, non trovo giusto che resti ferma al palo”, tante altre etichette, ai tempi dei Deadline, ci chiesero “modifiche”, provate a mandarmi dei pezzi sullo stile di, provate a farmi sentire altro, anche registrato in sala prove, per capire se, Belli i pezzi, però la voce per me… tutte cose che fondamentalmente, snaturano l’essenza vera di una band. Tutto questo con Maurizio non c’è stato, il demo lo ha convinto e fine, è bastato cosí, e’ stato un rapporto di fiducia e stima. Nel tempo ci siamo un po' persi di vista, ho prodotto con altra gente, ed etichette, l’ultimo lavoro dei Love è uscito però per Maurizio, e per me è stata una grande gioia, poter tornare dove tutto ebbe inizio.
In conclusione, per me Maurizio, ha sempre significato, stima e rispetto. Credo che in italia, veramente pochi hanno fatto, per il metal quello che ha fatto Maurizio Chiarello.
Roberto Della Frera (Deadline)
Chi ha qualche anno sulle spalle certamente ricorderà che la seconda metà degli anni ‘90 fu un momento di svolta per il metal italiano: fu allora che nacquero le prime etichette discografiche indipendenti che sdoganarono, finalmente, le metal bands italiane oltre i confini nazionali.
Maurizio fu un vero pioniere, già nel 1994 portò alla luce la sua label e presto divenne un punto di riferimento per tutta la scena. Anche io, giovane bassista amante del metal, mi muovevo in quella scena…Ricordo che nel ‘97 conobbi Salvo Vecchio e lì nacque quella lunga collaborazione che ci portò alla creazione degli Ivory allora ed agli Shady Lane oggi. Come tutte le giovani bands avevamo il sogno di incidere un album con le nostre canzoni e la Underground Symphony, con le sue stupende produzioni ed i magnifici artwork, era davvero la nostra ambizione bruciante!!
Ci volle un po’…ci furono eventi che ci misero i bastoni tra le ruote, incidemmo poi due album per altre labels, infine giungemmo a quel sodalizio che perdura oggi, sia per gli Ivory che per gli Shady Lane. E siam felici che la chiusura di quel cerchio, iniziato alla fine dei Nineties, ci abbia portato anche una bella amicizia!
Luca Bernazzi (Ivory)
Per me Underground Symphony negli anni 90 era qualcosa di quasi mitologico! Vedevo le pubblicità dei gruppi di Maurizio sui vari magazine dell'epoca ed ero totalmente affascinato da quegli artwork così curati e dal logo stesso Underground Symphony. Da ragazzino desideravo anch'io pubblicare un album con quel logo e son contento non solo di esserci riuscito, ma di poter chiamare Maurizio un amico ad oggi. Quando ci si vede da lui in occasione di qualche uscita discografica si rimane ore a parlare di aneddoti di quegli anni che non torneranno più
Salvo Vecchio (Ivory)
Per Noi H.Kristal é stato un piacere aver trovato un contratto con Underground Symphony , venivamo da una situazione vissuta in Germania dove per motivi indipendenti dal nostro Ex Manager tedesco non è stato possibile far uscire le sessioni di Empty registrate ad Amburgo , e abbiamo dovuto registrare tutto nuovamente qui in Italia , Maurizio ci ha fatto un buon contratto accorpandosi tutte le spese e non potevamo chiedere di meglio che entrare nel palinsesto dell' Underground.
Giovanni Angiolin (H.Krystal)
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