venerdì 18 settembre 2026

Arkhè - Arkhe'

 


C'erano anni in cui il progressive metal italiano sembrava davvero poter conquistare il mondo. La prima metà dei Novanta aveva acceso una miccia destinata a lasciare parecchie scintille: Black Jester, DGM, Helreidh, Time Machine e una nutrita pattuglia di realtà che trasformavano tecnica, melodia e ambizione compositiva in una precisa identità nazionale.
A tenere vivo quel fuoco non erano soltanto le band, ma anche etichette come Lucretia Records e Underground Symphony, autentici punti di riferimento per un underground che oggi sembra appartenere alla preistoria. 
Non semplici marchi sul retro di un CD, ma porte attraverso cui molti musicisti potevano finalmente uscire dal circuito dei demo e confrontarsi con un pubblico più ampio.


È in questo scenario che, nel 1997, arrivano gli Arkhè con il loro omonimo debutto, registrato tra dicembre 1996 e gennaio 1997. Quasi 67 minuti di progressive metal che raccontano tutta l'ambizione di una band intenzionata a giocare una partita importante.
Gli Arkhè mostrano una solida preparazione tecnica e una notevole attenzione agli arrangiamenti, alternando cambi di tempo, tastiere, passaggi atmosferici e sezioni più dilatate di natura jazzistica.
Gran mattatore dell'intero album è inevitabillemnte il chitarrista Gianluca Ferro, poi nei Time Machine, interprete di una prestazione maiuscola, ottimamente coadiuvato dal tastierista Lorenzo Milani, nonchè dal singer Pino Tozzi dotato di un carisma ed una spiccata teatralità
Brani come “Wings of My Freedom” e “Birth of Soul” sviluppano strutture articolate e ricche di sfumature, mentre “The Grey Falcon” trova un equilibrio più immediato tra tecnica e melodia. 
“Silence and Fear”, più breve e diretta, spezza opportunamente il respiro progressivo del disco. 
Chiude “La Voyant de Salon”, lunga composizione di quasi quindici minuti che raccoglie cambi di atmosfera, sezioni strumentali e progressioni, mettendo in mostra tutta l'ambizione del gruppo.
La band sa suonare e possiede una preparazione evidente, ma non ogni passaggio riesce a trasformare la tecnica in qualcosa di realmente memorabile. Alcune influenze sono piuttosto riconoscibili, il teatro dei sogni è sempre a portata di nota, anche se qualche minuto avrebbe potuto essere sacrificato in favore di una maggiore sintesi.
Ma sarebbe ingeneroso fermarsi ai difetti anche perchè Arkhè, il disco, fotografa perfettamente un momento in cui una band italiana poteva ancora permettersi di pensare in grande, guardando alla scena internazionale senza complessi e cercando al tempo stesso una propria identità.
Riascoltato oggi mostra inevitabilmente qualche ruga, ma conserva intatta la fame di una formazione che nel 1997 aveva ancora qualcosa da dimostrare. Un piccolo reperto di un'epoca irripetibile, quando un CD targato Underground Symphony poteva arrivare in redazione e far pensare che il prossimo nome importante del progressive metal italiano fosse nascosto proprio dietro l'angolo.
Gli Arkhè quell'angolo lo hanno girato senza trovare la gloria, ma lasciandoci un debutto che merita di essere riscoperto.
Beppe "HM" Diana
 
Anno di pubblicazione: 1997
Genere: Progressive metal 
Etichetta: Underground Symphony

Line up:
Pino Tozzi - vocals
Gianluca Ferro - guitars
Michele Buzzetti - bass
Claudio Riotti - drums
Lorenzo Milani Keyboards

Nessun commento:

Posta un commento