lunedì 28 settembre 2026

Helreid - Memoires


 Che classe, ragazzi. Basta rimettere sul piatto Memoires per ricordarsi che il progressive metal italiano degli anni Novanta non viveva soltanto dei nomi che sono rimasti più facilmente nella memoria. C’era un sottobosco molto più ampio, fatto di gruppi che lavoravano lontano dai riflettori, spesso con mezzi limitati ma con idee tutt’altro che scontate. 
Gli Helreid, ovviamente, appartengono esattamente a questa categoria. Nati nella prima metà degli anni novanta, arrivano al debutto nel 1997 con Memoires, pubblicato dalla Underground Symphony, quando il progressive metal aveva ormai trovato una propria identità anche in Italia e la competizione, soprattutto sul piano compositivo, si faceva sempre più serrata.
Ma gli Helreid non avevano la presunzione di dover dimostrare la propria cartura artistica. La caparbietà tecnica è evidente, ma non diventa mai il vero perno centrale del disco. C'è il continuo dialogo fra chitarre e tastiere che intrecciano ricami classici, la sezione ritmica cambia passo con naturalezza e il versante compositivo cerca continuamente nuovi incastri melodici, arrivando ad edificare brani articolati senza ridurli a semplici esercizi di bravura. 
Il loro è un progressive metal che guarda alla complessità, ma conserva ancora il gusto per il riff, per la melodia e soprattutto per quella tensione che porta un pezzo a cambiare direzione quando meno te lo aspetti.
Ed è proprio nella gestione delle atmosfere che il gruppo trova probabilmente il suo tratto più personale. I momenti più duri convivono con aperture melodiche e passaggi quasi sospesi, senza che il disco perda il proprio filo conduttore. 
Tale Of The Crypt ed Endless Wars mostrano bene questa capacità di alternare stilettate metalliche e ricerca, mentre Suite de F. è il brano nel quale gli Helreid decidono di giocare davvero a carte scoperte, una composizione ambiziosa, dove le diverse anime del gruppo vengono lasciate respirare e le idee hanno tutto il tempo necessario per svilupparsi.
Si, gli Helreid avevano già una direzione precisa e non stavano semplicemente inseguendo modelli artistici fuori portata.
Ed è qui che Memoires acquista un fascino particolare. Non perché oggi debba essere trasformato a tutti i costi in un capolavoro nascosto, ma perché racconta bene una stagione nella quale anche dalle province della scena italiana potevano arrivare musicisti disposti a confrontarsi con strutture complesse, arrangiamenti ricchi e composizioni tutt'altro che scontate. Underground Symphony era uno dei punti di riferimento di questo movimento e dischi come questo aiutano a ricostruire una mappa molto più interessante di quella che ricordiamo a distanza di trent'anni.
Riascoltato oggi, Memoires ha quindi il sapore di una fotografia rimasta per troppo tempo in un cassetto. Non è un album perfetto, e forse non aveva nemmeno bisogno di esserlo. Ha piuttosto quella combinazione di ambizione, tecnica e genuina voglia di costruire qualcosa che appartiene a molti dei migliori lavori underground italiani di quegli anni. E quando un disco riesce ancora a farti venire voglia di andare a cercare chi c'era dietro quelle canzoni, significa che, da qualche parte, ha lasciato il segno.
Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 1997
Etichetta: Underground Symphony
Genere: Progressive metal

Line up:
Franco Violo - vocals
Yorick - guitars, vocals
Alessandro Arcuri - bass
Daniele Soravia - keyboards
Luca Roggi - drum

Nessun commento:

Posta un commento