venerdì 18 settembre 2026
Zen - Gaze into the light
“Music Is Intelligence”: più che un semplice motto, quello della tedesca WMMS era una vera dichiarazione d'intenti, e difficilmente si potrebbe trovare una frase più adatta per introdurre Gaze Into the Light, unico full-length degli Zen, formazione romana che nel 1997 approdò alla prestigiosa label teutonica.
Gli Zen avevano già fatto parlare di sé grazie a un ottimo demo tape, Voyages del 1996, nel quale compariva anche una sorprendente rilettura di “Someone Else?” dei Queensrÿche. Una scelta tutt'altro che casuale, infatti quel brano rappresentava perfettamente il terreno sul quale la band romana intendeva muoversi, tra metal sofisticato, sensibilità melodica e una spiccata vocazione progressiva.
La loro interpretazione, però, non si limitava a riproporre l'originale, ma lo rivestiva di una personalità propria, lasciando intravedere le potenzialità di una formazione evidentemente più ambiziosa della media.
Con Gaze Into the Light quelle potenzialità vengono finalmente messe a fuoco. Gli otto brani del disco si muovono all'interno di un progressive metal tecnico e ricercato, nel quale le influenze di Queensrÿche, Fates Warning e, soprattutto, Dream Theater, sono certamente percepibili, ma vengono assimilate senza trasformarsi in una sterile operazione di imitazione.
Il punto di forza degli Zen è infatti la capacità di mettere la tecnica al servizio della composizione. Chitarra e sezione ritmica offrono prestazioni di notevole livello, mentre le tastiere di Dario Di Pasquale assumono un ruolo fondamentale nell'arricchire gli arrangiamenti e nel creare atmosfere che vanno ben oltre il semplice esercizio virtuosistico. A completare il quadro c'è la voce di Andrea Polidoro, teatrale e potente, perfettamente inserita in una musica che predilige il respiro ampio e le strutture articolate.
Brani come “Water Can Cover the Next”, che supera i dieci minuti, “Tales from the Deep”, “Invisible Horizon” e la conclusiva “Aphasia” mostrano una band interessata soprattutto allo sviluppo delle idee: cambi di atmosfera, passaggi strumentali, accelerazioni e aperture melodiche convivono all'interno di composizioni che non si perdono in leziosismi fine a se stessi il tutto impreziosito una produzionecapace di valorizzare ogni sfumatura e di sottolineare la notevole verve strumentale del combo che, purtroppo, non avrà la possibilità di replica con un secondo vagito musicale.
Rimane però questo album, testimonianza di una band che aveva qualcosa da dire e che, partendo da basi, riuscì a trasformare quelle intuizioni in un lavoro maturo e sorprendentemente articolato.
Un piccolo gioiello underground del progressive metal italiano anni Novanta, da riscoprire soprattutto per ciò che rappresenta: musica intelligente, ambiziosa e suonata con autentica passione.
Beppe "HM" Diana
Anno di pubblicazione: 1997
Genere: Progressive metal
Etichetta: WMMS
Line up:
Andrea Polidoro - vocals
Marco Trovini - guitars
Hermann Castano - bass
Luca Urbinati - drums
Dario Di Pasquale - keyboards
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