venerdì 18 settembre 2026

Poverty's No Crime - The Autumn Years


 La metà degli anni Novanta regala al progressive metal europeo una stagione particolarmente fertile, nella quale tecnica e melodia imparando a convivere senza necessariamente trasformarsi in una gara di virtuosismi. Elegy, Threshold, Vanden Plas, DGM e Time Machine sono nomi diversi per storia e attitudine, ma accomunati dalla capacità di rendere più raffinato un genere che rischiava altrimenti di rimanere prigioniero dei propri eccessi.
È proprio in questo scenario che si inserisce The Autumn Years, secondo capitolo della discografia dei tedeschi Poverty’s No Crime. Un album nel quale la band mette a fuoco una formula fatta di potenza, atmosfera, tecnica e soprattutto melodia, evitando accuratamente di trasformare ogni brano in una dimostrazione di bravura.
Volker Walsemann e Marco Ahrens costruiscono un muro di chitarre robusto ma ricco di sfumature, mentre le tastiere di Marcello Maniscalco aggiungono profondità agli arrangiamenti senza mai risultare invadenti. 
Andreas Tegeler e Christian Scheele completano una sezione ritmica precisa e tutt'altro che ornamentale.
“Ghost of a Stone” apre il disco con riff solidi e melodie ben piazzate, mentre “Future in My Hands” aumenta il passo mettendo in evidenza il lato più energico della band. “Rain of Gods” introduce invece una dimensione più atmosferica.
Con “Beat It When It Hurts”, sette minuti diventano l'occasione per sviluppare la composizione con maggiore libertà, mentre la title track “The Autumn Years” rappresenta uno degli episodi più intensi e melodici dell'album.
“Seconds”, con i suoi oltre otto minuti, porta il gruppo verso territori maggiormente progressivi, seguito da “Lead Me to the Door”, dove chitarre e tastiere trovano un equilibrio particolarmente riuscito. “Enter Nowhere” e “The Heroes Return” completano il viaggio senza cedimenti significativi.
Il punto di forza di The Autumn Years è semplice: essere progressive senza diventare cervellotici. 
Le influenze di Fates Warning, Queensrÿche e Threshold si possono intuire, ma i tedeschi le filtrano attraverso una sensibilità melodica più europea.
Nonostante i buoni riscontri e l'attività live, il rapporto con Noise Records si sarebbe successivamente interrotto. I Poverty’s No Crime continuarono comunque il proprio percorso, approdando in seguito alla InsideOut.
Oggi The Autumn Years rimane una fotografia riuscita di quella stagione del progressive metal europeo: tecnico senza essere sterile, melodico senza perdere peso, raffinato senza diventare pomposo.
Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 1996
Genere: Progressive metal 
Etichetta: T&T records

Line up:
Volker Walsemann - vocals, guitars
Marco Ahrens - guitars
Christian Scheele - bass
Andreas Tegeler - drums
Marcello Maniscalco - keyboards

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