mercoledì 7 ottobre 2026

Pavlov's Dog - Conditioned response

 


Nel 1995, mentre buona parte della scena musicale sembrava aver deciso che il metal melodico e progressivo fosse ormai roba da archiviare, i Pavlov's Dogs percorrevano ostinatamente la direzione opposta, mettendo insieme chitarre, amplificatori e idee sufficienti per realizzare il proprio album. Ne viene fuori un lavoro ruvido e ambizioso, figlio di una stagione nella quale, per una band underground americana, le idee dovevano spesso compensare ciò che mancava sul piano dei mezzi.
Ed è proprio qui che sta uno degli aspetti più interessanti di Conditioned Response, non nella perfezione della produzione, inevitabilmente condizionata dall'autoproduzione indi da un budget limitato, ma nella quantità di spunti che la band riesce a concentrare nei brani. 
Heavy, power, progressive metal, accenti hard rock convivono senza essere ricondotti a una formula precisa, mentre le chitarre passano con naturalezza dal riffing più muscolare, alle aperture melodiche e alle strutture più elaborate.
Il disco, insomma, non chiede attenuanti perché underground e non utilizza la propria epoca come alibi. Ha qualche ingenuità, una resa sonora migliorabile e, in alcuni momenti, ambizioni che sembrano persino superiori ai mezzi disponibili. 
Ma è proprio questa tensione fra ciò che i Pavlov's Dogs vogliono costruire e ciò che riescono concretamente a realizzare a rendere il lavoro interessante.
“Deep Inside” e “Trust And Betrayal” mostrano il lato più diretto della formazione, affidandosi a riff incisivi e strutture compatte, mentre “Your Part” e “Winter” ampliano il discorso attraverso aperture melodiche e soluzioni più articolate. La band riesce così a muoversi fra immediatezza e ricerca senza dover sacrificare una delle due componenti.
La lunga “Father's Eyes” porta questo approccio a un livello ulteriore. Le diverse sezioni della song si sviluppano con maggiore respiro e sono soprattutto le chitarre a guidare i cambi di atmosfera, dimostrando che i Pavlov's Dogs possiedono già una certa padronanza nel gestire composizioni più ampie senza smarrirne il filo conduttore, anche perchè questi cinque musicisti stavano cercando di costruire qualcosa di ambizioso con gli strumenti che avevano a disposizione.
E forse è proprio questo il motivo per cui il debutto dei Pavlov's Dogs merita di essere recuperato. Non perché sia un capolavoro dimenticato o perché abbia cambiato il corso del metal americano, ma perché fotografa con una certa sincerità una band che, nel pieno degli anni Novanta, continuava a credere nella possibilità di sviluppare un proprio linguaggio senza adeguarsi a ciò che il mercato chiedeva. Qualche anno più tardi il disco verrà ristampato dalla Nightmare records con copertina differente e con il moniker della band convertito in Conditioned Response, per via dell'omonimia con la famigerata band progressive rock inglese, mentre un secondo album non cambierà affatto il destiono di quest piccola, grande realta americana...
Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 1994
Genere: Progressive Metal
Etichetta: Self production

Line up:
D. Rick Forsgren - vocals
Kent Stevenson - guitars
Paul Christensen - guitars
Paul Hlavnicka - bass
J. Randy Olson - drums

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