Nel 1990 parlare di metal tecnico e progressivo significava avventurarsi in un territorio ancora relativamente giovane, dove la voglia di complicare strutture e partiture rischiava spesso di trasformarsi in un semplice esercizio di stile. I Secrecy, con Art in Motion, scelgono invece una strada diversa: prendono la complessità, la velocità e la precisione del metal più evoluto e cercano di trasformarle in qualcosa che abbia prima di tutto un'anima.
Pubblicato dalla Noise Records nel pieno di una stagione particolarmente fertile per il metal europeo, il debutto dei tedeschi arriva in un momento in cui thrash, progressive e heavy tradizionale stanno iniziando a contaminarsi sempre più apertamente. Ed è proprio in questa terra di confine che i Secrecy trovano il loro spazio, senza rinunciare né alla potenza né alla ricerca compositiva.
Art in Motion è infatti un lavoro che mette insieme technical metal, progressive, thrash e heavy tradizionale, amalgamando elementi apparentemente distanti con una naturalezza sorprendente. La tecnica è certamente uno degli elementi caratterizzanti, ma non diventa mai un esercizio sterile di esibizionismo. Ed è probabilmente questa la vera forza del disco.
Fin dalle prime battute emerge una sezione ritmica precisa e nervosa, capace di cambiare direzione con una disinvoltura quasi chirurgica, mentre le chitarre costruiscono riff articolati, spesso spezzati da cambi di tempo, armonizzazioni e improvvise accelerazioni. Eppure, dietro questa complessità, rimane sempre una precisa volontà compositiva. I Secrecy non suonano difficile per dimostrare di essere bravi suonano intricati perché questa è semplicemente la forma che hanno scelto per esprimere le proprie idee.
Brani come Trisomie XXI, Last of the Dynasty e Acting With Intellect fotografano perfettamente questa filosofia. I riff si rincorrono, le strutture cambiano continuamente pelle e la batteria di Alex Zasso sostiene il tutto con una prestazione tutt'altro che ordinaria. Ma è soprattutto l'interazione tra le chitarre a rendere il disco affascinante: fraseggi e soluzioni armoniche vengono inseriti nel tessuto delle composizioni senza spezzarne il naturale sviluppo.
Non aspettatevi però un album esclusivamente cerebrale. Sotto la superficie tecnica pulsa infatti un'anima decisamente metallica, fatta di aggressività, potenza e melodie che emergono proprio quando meno te lo aspetti. È questo equilibrio a impedire a Art in Motion di trasformarsi nell'ennesima dimostrazione di bravura fine a se stessa.
Anche la produzione di Harris Johns, al Musiclab di Berlino, contribuisce a mantenere il disco ancorato alla propria epoca. Il suono è figlio del 1990, lontano dalle produzioni ipercompresse che sarebbero arrivate anni dopo, ma possiede quella ruvidità che permette alle chitarre e alla sezione ritmica di mantenere un'identità ben precisa. Non è un disco costruito per essere “perfetto”: è costruito per essere vivo.
E proprio qui sta forse il maggiore fascino dei Secrecy. Art in Motion prova a far convivere tutto questo. A volte il risultato è tortuoso, qualche passaggio richiede più ascolti e certe soluzioni possono apparire persino eccessive, ma sarebbe proprio questa irregolarità a renderlo oggi più interessante di tanti album tecnicamente impeccabili ma privi di personalità.
Il titolo, *Art in Motion*, finisce quasi per diventare una dichiarazione d'intenti: musica in movimento continuo, incapace di rimanere ferma su una formula precisa. E forse è proprio questa caratteristica ad aver impedito ai Secrecy di conquistare un pubblico più vasto all'epoca, quando il mercato metal premiava soprattutto identità facilmente riconoscibili e generi immediatamente catalogabili.
I Secrecy, invece, stavano nel mezzo. Troppo tecnici per essere semplice heavy metal, troppo aggressivi per essere progressive, troppo melodici per il thrash più estremo e troppo poco interessati alle convenzioni per diventare una vera band power. Una posizione scomoda, ma che oggi rappresenta proprio il loro punto di forza.
Art in Motion è dunque uno di quei dischi che il tempo ha trattato con una certa ingiustizia. Non perché sia un capolavoro assoluto e privo di difetti, ma perché contiene abbastanza idee, personalità e qualità strumentale da meritare molto più di una semplice nota a piè di pagina nella storia del metal tedesco.
Beppe "HM" Diana
Anno di pubblicazone: 1990
Genere: Progressive/Thrash metal
Etichetta: Noise records
Line up:
Peter Dartin - vocals, guitars
Manny Meccyca - guitars
Jörn Schluter - guitars
Steve Kerby - bass
Alex Zasso - drums

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