Il segreto meglio custodito della scena heavy/power italiana oppure l'ennesima occasione mancata? Gli Hräswelg appartengono a quella schiera di band oscure che, nonostante buone premesse, preparazione tecnica e un lavoro tutt'altro che amatoriale, non sono mai riuscite a conquistarsi il posto che sembravano meritare. E dire che le credenziali c'erano tutte: una manciata di ottimi brani, un songwriting ambizioso, ed una produzione/registrazione in uno studio professionale già punto di riferimento della scena power/progressive italiana dell'epoca.
Ball of Future nasce come promo dimostrativo, anche se il termine promo rischia di essere fuorviante. Infatti, dopo una prima demo del 1998 a titolo "Beyond the horizon" registrata in analogico in uno studio di Modena, gli Hräswelg vengono messi sotto contratto dalla Pickup Records, trasformando quello che poteva essere l'ennesimo biglietto da visita dell'underground, in un prodotto con ambizioni discografiche concrete. E ascoltandolo oggi, è proprio questa la domanda che torna prepotente: come è possibile che una band con queste premesse sia rimasta praticamente nell'ombra?
Si, anche perchè gli Hräswelg affondano le radici nell'heavy/power metal, ma non si accontentano delle canoniche cavalcate e dei ritornelli da manuale. Chitarre massicce, accelerazioni, aperture melodiche, cambi di ritmo e sezioni strumentali più elaborate edificano un sound nel quale il power metal melodico la fa da padrone, il tutto avvalorato da una tecnica sopraffine, soprattutto nei passaggi solistici, che, ovviamente, non diventa mai l'obiettivo finale.
Le tastiere di Pier Mazzini ampliano ulteriormente il quadro, intervenendo negli arrangiamenti e contribuendo alla componente progressiva senza trasformare le chitarre del maesro Stefano Rondini in semplici comparse, mentre le linee melodiche e le costruzioni vocali di Antonio Di Corcia, rappresentano ben più di una punta di diamante. È un equilibrio non sempre facile, ma proprio quando gli Hräswelg riescono a tenere insieme aggressività, melodia e ricerca, emerge il lato più interessante del progetto.
I riferimenti alla grande stagione power-progressive europea sono inevitabili, ma la band possiede abbastanza mestiere per non ridursi a una semplice fotocopia.
La produzione ai New Sin Studios garantisce profondità e definizione, mentre la supervisione del maesro Luigi Stefanini aggiunge ulteriore peso a un progetto che, sulla carta, aveva veramente tutto per uscire dal sottobosco nazionale.
Non è quindi la storia della solita demo registrata male e distribuita tra amici: è la fotografia di una band che aveva fatto seriamente i conti con una carriera che sembrava in ascesa ma che, per motivi esterni, non riuscì a trasformare le proprie potenzialità in una carriera.
Si, i Hräswelg meritavano di essere ascoltati allora e meritano almeno una riscoperta oggi. Perché dietro quei brani non c'è soltanto nostalgia per il metal italiano dei Novanta: c'è la testimonianza di una band che aveva tecnica, ambizione e una produzione professionale, ma che non trovò mai la chiave per spalancare quella porta che, per un momento, sembrava finalmente socchiusa.
Beppe "HM" Diana
Anno di pubblicazione: 1999
Genere: Power/Prog Metal
Etichetta: Self Production/Pick Up
Line up:
Antonio Di Corcia - vocals
Stefano Rondini - guitar
- bass
- drums
Pier Mazzini - keyboards

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