Nel 1999 il power metal europeo aveva ormai ritrovato una propria dimensione, ma distinguersi dalla concorrenza non era affatto semplice. Gli svedesi Steel Attack, con Where Mankind Fails, non inventavano nulla di nuovo e nemmeno dimostravano di possedere una personalità così marcata da renderli immediatamente riconoscibili. Eppure, sarebbe ingeneroso liquidarli come l'ennesima formazione salita sul carro di un genere tornato in auge.
Il loro sound è un interessante incrocio fra la velocità e l'impronta epica dei Running Wild, le trame chitarristiche e le atmosfere dei Blind Guardian e la tradizione melodica degli Helloween. Un mix di riferimenti piuttosto evidente, che non lascia molto spazio all'innovazione, ma che gli Steel Attack affrontano con carattere, grinta e una buona dose di convinzione.
La differenza sta soprattutto nell'approccio compositivo, le canzoni non si limitano alla formula strofa-ritornello, ma cercano sviluppi più articolati, concedendo spazio agli intrecci chitarristici e a passaggi strumentali che alimentano la dimensione epica del disco.
L'apertura di Dragon's Skull mette subito in chiaro le coordinate stilistiche della band in questione, mentre la title track Where Mankind Fails riassume efficacemente l'equilibrio fra velocità e melodia. Island of Gods introduce sfumature atmosferiche più marcate, mentre Heading for the Lair punta maggiormente sull'impatto e sulla spinta delle chitarre. Il momento più ambizioso arriva con le due parti di The Tragic Kingdom, ovvero The Creation of Be-Lou e The Awakening, che ampliano il respiro compositivo e confermano la volontà di andare oltre la semplice successione di riff e ritornelli. Chiude il cerchio The Furious Spirit of Death, strumentale che lascia parlare le chitarre e mette in evidenza il lavoro della band senza bisogno di ulteriori orpelli.
Where Mankind Fails rappresenta il naturale approdo di un percorso iniziato nel 1998 con il demo Mighty Sword of Steel, dal quale gli Steel Attack ripartono per dare una veste discografica più compiuta alle proprie idee. Non siamo di fronte a un album destinato a riscrivere le regole del genere, e la scarsa personalità rispetto ai nomi più rappresentativi della scena rimane un limite evidente. Ma la band possiede quella determinazione che permette anche a una proposta fortemente legata a modelli già consolidati di mantenere una propria dignità.
In un periodo in cui il power metal europeo pullulava di gruppi intenti a recuperare la lezione dei grandi maestri, gli Steel Attack sceglievano di percorrere una strada conosciuta senza accontentarsi di ripeterne meccanicamente le formule. L'originalità non è il loro punto di forza, ma carattere e grinta non mancano. E in un esordio come questo, costruito con passione e con una chiara idea di ciò che si vuole suonare, non è certo un dettaglio trascurabile.
Beppe "HM" Diana
Anno di pubblicazione: 1999
Genere: Power Metal
Etichetta: AFM records
Line up:
Steve Steel - vocals, bass
Dennis Vestman - guitars
John Allan - guitars
Andreas de Vera - drums

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