giovedì 24 settembre 2026

River of change - Where reality cannot enter



Alla fine degli anni Novanta Roma era uno dei centri più interessanti del progressive metal italiano. Una scena popolata da realtà come Shoggoth, DGM e Zen, musicisti e band che, tra demo, concerti e piccole produzioni indipendenti, cercavano di dare un'identità italiana a un genere che proprio in quegli anni stava vivendo una stagione particolarmente fertile.
È da questo ambiente che arrivano i River of Change, autori nel 1998 di un pregevole demo che aveva raccolto consensi più che incoraggianti. Un anno dopo arriva la prova del nove: Where Reality Cannot Enter, primo full-length pubblicato dalla B.O. Records.


Il passaggio dal demo all'album porta con sé anche un'importante modifica nella formazione. Alex Mele, presente fin dai tempi dei Prayers e tra i musicisti che avevano contribuito a dare vita al progetto, lascia il posto alla chitarra a Luca Cardilli. Una nuova pedina, dunque, proprio mentre i River of Change devono dimostrare che le qualità intraviste sul demo possono reggere il formato full lenght.
E la fiducia non arriva da una realtà qualunque. La B.O. Records coinvolgeva musicisti tedeschi legati anche agli Stormwitch, tra cui Harald Spengler, che volle fortemente co-produrre il disco dei River of Change, convinto delle loro notevoli capacità compositive.
Undici brani nei quali progressive metal, affreschi classici e melodia si fondono con naturalezza. Omen of Knell, Gleams in the Dark e The Wonder mettono subito in chiaro le intenzioni della band, mentre From Beyond e The Old Boatswain permettono al gruppo di allargare il respiro delle composizioni. Memories aggiunge una vena più melodica, fino alla conclusiva Midian, che chiude degnamente il percorso.
E qui i River of Change giocano la loro carta migliore: non hanno paura di osare. Le tastiere di Fabio Bernardi danno profondità alle composizioni, le chitarre costruiscono intrecci elaborati e la voce di Claudio Conti porta quella teatralità che serve a un progressive metal ancora profondamente legato alla scuola melodica europea. 
È un disco che non cerca la scorciatoia del ritornello facile, vuole costruire atmosfere, sviluppare idee e soprattutto dimostrare che dietro il gruppo c'è una solida vena compositiva.
Where Reality Cannot Enter è quindi il biglietto da visita di una band che aveva trovato qualcuno disposto a scommettere sulle proprie composizioni e che, per una volta, poteva provare a uscire dai confini dell'underground.
Un debutto che porta dentro tutto il fermento della scena romana di quegli anni e che oggi restituisce il nome di una formazione che, in quella stagione, aveva decisamente qualcosa da dire.
Beppe "HM" Diana

Anno di pubblicazione: 1998
Etichetta: B.O. Records
Genere: Progressive Metal


Line up:
Claudio Conti - vocals
Luca Cardilli - guitars
Fabio Bernardi - keyboards
Andrea Arcangeli - bass
Luca Iovieno - drums, percussion


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