domenica 25 ottobre 2026

Destino - Generazione Bionica

 


Quando una formazione proviene da un'esperienza come quella dei Broken Glazz, il rischio di leggere ogni sua evoluzione attraverso il passato è inevitabile. Eppure, Generazione Bionica, pubblicato nel 1996 dai Destino, merita di essere considerato per quello che rappresenta musicalmente, senza ridurlo a una semplice appendice della storia della band torinese. Le radici sono quelle di musicisti che conoscono bene il linguaggio del metal, ma la direzione intrapresa è differente: un rock italiano energico, robusto e attraversato da una sensibilità che non rinuncia alla potenza delle chitarre.
A guidare il progetto troviamo Valerio Gualanti, già legato alla Dracma Records e manager degli stessi Broken Glazz. La sua interpretazione vocale è soltanto una parte del discorso, perché il vero elemento distintivo del disco risiede anche nei testi, ispiratissimi e dotati di una profondità non comune. È difficile trovare, nella produzione rock italiana di quel periodo, una scrittura capace di lasciare un segno così forte sul piano delle parole. Non si tratta di inserire qualche riflessione dentro una struttura musicale, ma di dare sostanza a un progetto nel quale il contenuto lirico assume un ruolo centrale.
Musicalmente, il paragone che viene spontaneo è quello con i Timoria di 2020 Speedball: non per una sovrapposizione assoluta di stili, ma per quella capacità di muoversi nel rock italiano mantenendo un'attitudine energica e aperture che guardano direttamente al metal. Il mattatore del disco però è e rimane Luca Balducci, autore di un guitar working particolarmente ispirato, capace di dare personalità alle composizioni attraverso riff incisivi, interventi melodici e una presenza strumentale che non passa inosservata. Al suo fianco, la bassista Patrizia Cataldi, Andry Verga imprime alla batteria un dinamismo costante, sostenendo il disco con una prova vivace e incisiva. Sono proprio questi due musicisti, già protagonisti dell'avventura Broken Glazz, a garantire una continuità di carattere nonostante il netto cambiamento stilistico.
La title track Generazione Bionica introduce le coordinate di un lavoro che affronta anche temi legati alla società e all'individuo, mentre Fahrenheit 451 richiama un immaginario distopico che si presta a riflessioni tutt'altro che superficiali. Titoli come Grande Fratello, Idolo di Pietra e Signore del Male confermano l'attenzione verso argomenti che vanno oltre la dimensione strettamente musicale. Alibi, Mai Dire Mai, Spiritica, Strega e Magika completano una scaletta varia, nella quale il peso delle parole si accompagna a una base strumentale tutt'altro che accomodante. La chiusura è affidata a Penso Positivo, cover del celebre brano di Jovanotti, riletta all'interno di un contesto sonoro che permette ai Destino di confrontarsi con un pezzo molto distante dalle loro origini metal.
Generazione Bionica fotografa quindi un momento particolare del rock italiano degli anni Novanta, quando musicisti provenienti dall'underground metal cercavano nuove possibilità espressive senza necessariamente rinnegare la propria formazione. I Destino scelgono di cambiare linguaggio, ma non di perdere energia, e soprattutto non sacrificano la sostanza in favore di una maggiore accessibilità. Il risultato è un album che merita di essere recuperato anche al di fuori della cerchia di chi ricorda i Broken Glazz: per la personalità chitarristica di Balducci, per il drumming dinamico di Verga e, soprattutto, per la scrittura di Gualanti, elemento che conferisce al progetto un'identità precisa. Un capitolo poco ricordato, ma significativo, di quella scena italiana che negli anni Novanta sapeva ancora muoversi al di fuori dei percorsi più prevedibili.
Beppe "HM" Diana

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