Il nome Top Left Corner riporta a una stagione in cui la scena italia cercava spazio anche oltre i confini nazionali, affidandosi alla personalità delle composizioni e alla determinazione di musicisti che avevano voglia di raccontare qualcosa di proprio. Con Mystery Book, pubblicato nel 1994 dalla tedesca WMMS, la formazione vicentina seppe intrecciare suggestioni progressive, aperture hard rock e una sensibilità melodica che guardava soprattutto alla tradizione europea, senza lasciarsi condizionare dalle tendenze del momento.
A distanza di tanti anni, il maestro d'ascia Sergio Ghiotto conserva un rapporto vivo con la chitarra e continua a trovare nella musica una preziosa occasione di espressione. Il suo canale YouTube testimonia una passione che non si è esaurita con la fine dell'esperienza della band, ma che ha saputo trovare nuove forme e nuovi stimoli.
Abbiamo ripercorso con lui la storia dei Top Left Corner, dagli esordi alla realizzazione di Mystery Book, passando per l'incontro con Peter Wustmann, boss della WMMS, fino alla realizzazione del secondo genito Nowhere, attraverso i ricordi di un ambiente musicale nel quale entusiasmo e amicizia potevano aprire porte inaspettate. Ne emerge il ritratto di una band che ha sempre privilegiato le proprie idee, lasciando alla musica il compito di alimentare l'animo artistico di un gruppo di musicisti a dir poco raffinato.
Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana
Ciao Sergio, grazie per il tempo che ci stai volendo dedicare, come stai? Prima di tornare indietro nel tempo, vorrei partire dal presente. Ho visto piacevolmente che il tuo rapporto con la chitarra è sempre più saldo, grazie ad un canale youtube veramente interessante, quindi mi sembra di capire che la musica in qualche modo è rimasta una componente essenziale della tua vita dico bene?
Sto bene grazie; a parte l'età che, purtroppo, inesorabilmente avanza ? Si, in effetti la musica è sempre stata il sottofondo della mia vita. Mi ha sempre aiutato, anche nei momenti più bui, a trovare una certa forma di stabilità e maggiore serenità. Anche il canale YouTube, che ho aperto quasi per scherzo, attualmente mi appassiona e mi piace molto poterci lavorare. Mi da ancora la possibilità di esprimermi a livello chitarristico.
Torniamo agli inizi. Quando ripensi alla nascita dei Top Left Corner, quali sono le prime immagini che ti vengono in mente? Che ragazzi eravate e quale desiderio vi aveva spinto a mettere in piedi una formazione con ambizioni musicali ben precise?
Io sono entrato nei Top Left Corner dopo un paio di anni dai loro inizi. Il loro chitarrista (che era, ed è ancora, un mio amico) aveva lasciato il gruppo. Io conoscevo Franco (il tastierista) dai tempi delle scuole medie. Mi sono proposto e, dopo un piccolo provino, sono entrato stabilmente nel gruppo. Eravamo ragazzi innamorati del Prog e del Rock: Gentle Giant, Genesis, Rush, Saga, Yes, Rainbow (Ritchie Blackmore è stato uno dei miei idoli), ecc... eravamo tutti d'accordo nel non fare un gruppo di cover. Volevamo provare a proporre solo brani di nostra composizione e cantati in Inglese. Ben lontani, all'inizio, dal credere in una futura produzione discografica... ma tutto sommato, l'Inglese è stata una buona scelta.
Negli anni Novanta, per una band italiana, riuscire a registrare un album significava affrontare ostacoli economici, difficoltà distributive e un mercato tutt'altro che semplice. Quali sacrifici avete dovuto affrontare per trasformare le vostre idee in musica pubblicata?
Non parlerei di sacrifici; suonare musica nostra ci dava molta soddisfazione... anche se abbiamo avuto il record di fare un concerto con 5 spettatori! All'inizio per tutti noi era una bella passione, non ci ponevamo molti problemi e non facevamo programmi per il futuro. Per registrare l'album abbiamo avuto il “lusso” di avere lo studio di registrazione e l'albergo (vicino a Stoccarda) pagati per 2 settimane dall'etichetta WMMS. Questo è stato di grande aiuto.
La vostra proposta si distingueva per un approccio che guardava al progressive rock classico, senza rinunciare alle aperture hard rock e metal. Quanto era importante, per voi, costruire un'identità riconoscibile invece di seguire le tendenze del momento?
Per noi era essenziale proporre una musica al 100% composta da noi (anche se nessuno aveva studi classici o altro in campo musicale). Devo dire che il 90% dei pezzi erano composti da Franco De Lorenzi (il tastierista). Poi noi entravamo, a volte anche molto pesantemente, in fase di arrangiamento.
Tra i vostri riferimenti musicali abbiamo individuato nomi come Marillion, Rush gli Asia. Tre realtà differenti, accomunate dalla capacità di sviluppare un linguaggio personale. Che cosa vi affascinava maggiormente di queste band e quanto hanno contribuito alla vostra formazione musicale?
Devo deluderti; nessuno di noi amava i Marillion che, a quei tempi, ritenevamo fossero solo una brutta copia dei Genesis (poi anche loro si sono evoluti ed emancipati da questo clichè). I Rush erano invece molto amati, ad anche (in modo minore) gli Asia; ma se devo azzardare una maggiore influenza... direi che i Saga ci hanno abbastanza ispirato nei nostri pezzi. Soprattutto nel primo album Mystery Book.
All'epoca, il successo dei Dream Theater aveva contribuito a rendere il progressive metal un punto di riferimento per numerose formazioni. La vostra attenzione verso sonorità più vicine alla tradizione del progressive rock era anche un modo per prendere le distanze da quella corrente, oppure si trattava semplicemente della musica che sentivate più vicina?
Da chitarrista ho amato i Dream Theater, almeno fino al loro 5° album. Poi hanno esagerato con gli iper tecnicismi e non li ho più seguiti. Anche il resto della band la pensava così. Non abbiamo preso le distanze, abbiamo proposto una musica che usciva spontanea da noi
Ascoltando una proposta come la vostra, emerge l'idea di un progressive nobiliare, elegante nelle atmosfere ma capace di conservare una componente energica e diretta. Era una definizione che avrebbe potuto rappresentarvi oppure preferivate non porvi limiti di genere?
Direi che la tua definizione ci rappresenta abbastanza. Le composizioni di Franco lasciavano molto spazio alla chitarra ed agli altri strumenti. Lui non era un solista ma creava degli ottimi tappeti sonori su cui spaziare con strumenti e voce. Per rispondere più precisamente: non ci siamo mai posti il problema di “appartenere” a qualche genere. Suonavamo quello che ci piaceva.
Arriviamo a Mistery Book, pubblicato nel 1994. Guardandolo oggi, che cosa rappresenta per te quel disco? È soprattutto la testimonianza di una stagione irripetibile oppure ritrovi ancora nelle sue composizioni qualcosa che senti pienamente tuo?
Che ricordi hai del boss della WMMS Peter Wustmann? Genio visionario, o folle scellerato come qualcuno me lo ha descritto? Come arrivaste al deal con la sua label?
Lo riascolto qualche volta e, anche se sono passati molti anni mi fa sempre piacere. Alcuni pezzi sono un po' datati ma altri come “Tears” o “Ten Years” a mio giudizio tengono ancora la prova del tempo. Devo dire che Mistery Book era finito al 60% già prima che entrassi nel gruppo. Ci ho messo sicuramente del mio, soprattutto nei solisti, ma il disco che sento pienamente “mio” è il secondo “Nowhere”.
Wustmann... che dire? Era sicuramente un po' pazzoide ma, in molti casi, ci ha visto giusto. Purtroppo non ha saputo gestire al meglio la sua Etichetta. Aveva gruppi di sicuro valore ed interesse ma, negli ultimi anni ha aperto le porte anche a gruppi poco innovativi e poco talentuosi. Questo ha portato l'etichetta ed un progressivo declino; finchè, schiacciato dai debiti, ha dovuto chiudere. Gli và reso merito di aver creduto (soprattutto agli inizi) nella sua creatura... ma poi ha mollato gli ormeggi. Comunque per Mistery Book abbiamo avuto lo studio e l'albergo pagati per 2 settimane! Non è cosa da poco.
Alla sua etichetta ci siamo arrivati per merito degli Asgard, che con lui avevano già inciso 4 CD. Abbiamo fatto qualche concerto assieme a loro ed eravamo diventati amici. Ci hanno consigliato di provare. Abbiamo mandato una cassetta demo a Peter Wustmann e, dopo quattro giorni, ci ha chiamato per andare in Germania a firmare un contratto biennale per 2 CD.
Vorrei soffermarmi sul lavoro compositivo. Come nascevano i brani dei Top Left Corner? Partivate da un riff, da un'idea melodica, da una progressione armonica oppure era necessario un confronto collettivo per trovare la direzione definitiva?
Molto spesso Franco ci proponeva una sua base di tastiere. Poi ci si costruiva il brano sopra tutti assieme. I testi (a parte Free Choice, che è composta da me) sono tutti di Franco De Lorenzi. Poi si studiava assieme anche la melodia del cantato di Flavio Mendo.
Nel progressive esiste spesso il rischio di lasciare che la complessità prevalga sull'immediatezza. Come cercavate di mantenere un equilibrio tra sviluppo musicale, ricchezza degli arrangiamenti e capacità di comunicare emozioni all'ascoltatore?
Questo ci veniva abbastanza naturale. Non abbiamo mai voluto strafare con la tecnica fine a se stessa ed abbiamo sempre assecondato le nostre capacità come strumentisti cercando di valorizzare la melodia piuttosto che ficcare 2000 note in 10 secondi in un brano solo tecnico e freddo.
Quali ricordi conservi delle registrazioni di Mistery Book? C'erano aspetti del risultato finale che avresti voluto sviluppare diversamente, oppure sentivi che il disco rappresentava fedelmente ciò che avevate immaginato?
Della fase di incisione ricordo il grande entusiasmo che animava tutti noi. Dal suonare saltuariamente in locali o, se eravamo fortunati, in piccoli teatri, ci ritrovavamo catapultati in un vero studio di registrazione e perdipiù con l'albergo pagato... eravamo sostanzialmente felici e non ci pesavano affatto le sessions in studio che quasi sempre duravano 8-10 ore. In fase di registrazione abbiamo aggiunto cose, cambiato qualche arrangiamento, aggiunto cori, ecc... per noi era molto eccitante vedere il tecnico (anche lui diventato nostro amico) all'opera! Il risultato finale ci ha pienamente soddisfatti e non avevamo nessun motivo di scontento.
Quando l'album arrivò agli ascoltatori, quale fu la risposta che ricevest?? Riusciste a raggiungere il pubblico che avevate immaginato oppure vi rendeste conto che, per una band con le vostre caratteristiche, trovare spazio nel mercato italiano era più complicato del previsto?
Considerando che la nostra era musica abbastanza “di nicchia”, siamo rimasti soddisfatti dell'accoglienza. Quasi tutte le riviste specializzate ci hanno accordato buone recensioni ed il pubblico ai concerti cominciava ad essere più numeroso. Sembrava che Wustmann avesse tentato anche una distribuzione Giapponese ma non se ne fece nulla purtroppo. Comunque ci arrivò una lettera da un fan Coreano! La cosa ci stupì molto e ci fece un grande piacere. Le vendite del disco raggiunsero le 10.000 copie (dato ottenuto dopo più di un anno dall'uscita... in seguito non ho più avuto notizie sulle vendite)
Nel 1994 il panorama musicale stava attraversando una trasformazione profonda. Grunge, alternative rock e nuove tendenze occupavano sempre più spazio, mentre molte formazioni legate al metal e al progressive cercavano di capire quale direzione prendere. Quanto avvertivate questi cambiamenti e quanto influenzarono il vostro percorso?
Direi che non fummo per nulla influenzati dai cambiamenti in atto nella musica del tempo. Con il secondo CD raggiungemmo forse una maggiore maturità ma restammo fedeli al fatto di fare ciò che amavamo senza cercare di imitare nessuno.
Due anni dopo arrivò Nowhere, nel 1996. Che cosa era cambiato nei Top Left Corner durante quel periodo? Eravate cresciuti soprattutto come musicisti oppure anche il vostro modo di concepire le canzoni aveva subito una trasformazione significativa?
Come ho detto, eravamo sicuramente maturati come musicisti (ed anche come uomini) l'esperienza di registrazione ci aveva dato maggiore serietà ed impegno anche durante le prove (che facevamo a casa di Franco).
Mettendo a confronto Mistery Book e Nowhere, quali differenze consideri più importanti? Ti sembra che il secondo album abbia portato a compimento un percorso iniziato con il debutto oppure che abbia aperto una strada nuova, magari rimasta soltanto parzialmente esplorata?
Sicuramente il secondo album rappresenta una evoluzione ma anche un punto di arrivo. Ci abbiamo messo molto impegno sia in fase compositiva che in fase di arrangiamento in studio di registrazione. Le tracce sono molto più complesse rispetto al primo disco. Forse, rispetto al primo, può risultare meno spontaneo e più “ragionato”; ma anche qui ci sono dei pezzi che, a mio giudizio, reggono molto bene il passare del tempo come “Dreaming Children” oppure “Land of Silence” oppure (un po' immodestamente, dato che è un pezzo che ho scritto io) “Free Choice”...
Il titolo Nowhere può suggerire l'idea di un luogo indefinito, di una destinazione mancata o di qualcosa che rimane sospeso. Quale significato aveva per voi? Rifletteva anche il momento che stavate vivendo come band?
Devo dirti onestamente che non ho un ricordo preciso sul perchè abbiamo chiamato il disco così. Sicuramente, dopo aver finito il disco, eravamo piuttosto stanchi e “spompati” e non avevamo idee sul come evolverci ulteriormente... si era creata una fase di stasi creativa ed anche di mancato entusiasmo rispetto al futuro. Questa fase si è protratta per molti mesi fino alla mia decisione di abbandonare il gruppo (ma questa è un altra storia).
Gli estratti live che ho visto su youtube risalenti ad una data in provincia di Como nel 1996 come dicono gli adolescenti "sono tanta roba". Quanto spazio riusciste a trovare per l'attività dal vivo? Portare sul palco una proposta articolata come la vostra richiedeva un lavoro particolare per conservare la ricchezza degli arrangiamenti senza perdere energia e spontaneità?
Dopo l'uscita di Mistery Book abbiamo cominciato a suonare molto spesso dal vivo, sia da soli che in vari festivals Prog... Alcuni concerti anche assieme agli Asgsard (altro gruppo di punta dell'etichetta WMMS) con i quali avevamo stretto una bella amicizia. La data in provincia di Como l'abbiamo fatta assieme a Max Michieletto che, al tempo, era il chitarrista degli Asgard. In quella occasione ha suonato il basso come membro del gruppo. Dal vivo cercavamo di essere il più fedeli possibile al disco nei nostri brani. Non sempre era possibile ed allora abbiamo provato ad inserire delle piccole modifiche nell'arrangiamento, ma nulla di eclatante. Fortunatamente avevamo una strumentazione, per quei tempi, piuttosto evoluta e soddisfacente.
Molti musicisti dell'epoca vi considerano degli autentici precursori, quasi dei totem sacri, tu invece a distanza di tanti anni, come giudichi la scena progressive italiana di quel periodo? C'erano musicisti e gruppi che avrebbero meritato maggiori opportunità? E pensi che la mancanza di una rete promozionale adeguata abbia penalizzato molte formazioni interessanti?
Quanto mi dici mi lascia di stucco... mai avrei pensato che fossimo considerati così, e, devo dire, la cosa mi fa molto piacere. La scena Progressive del tempo era piuttosto fertile, oltre a noi c'erano gli Asgard, i Finisterre... e molti altri gruppi che avrebbero meritato molta più fortuna e fama. Sicuramente (eravamo in piena era Grunge e le radio trasmettevano solo musica commerciale Pop, Funk o Italiana...) non esisteva nessuna linea promozionale per musica come la nostra o per il Prog in generale... anzi, il Prog da quasi tutti era già considerato morto e sepolto.
Se oggi un appassionato scoprisse per la prima volta i Top Left Corner attraverso Mistery Book o Nowhere, che cosa vorresti che riuscisse a cogliere della vostra musica? C'è un aspetto della vostra storia che ritieni sia stato trascurato o che non hai mai avuto davvero l'occasione di raccontare?
Sarei felice che recepisse il nostro entusiasmo e la passione che abbiamo messo in questi due dischi... Ti do una notizia inedita: Era già pronto anche un terzo CD ma, per motivi troppo lunghi da raccontare ora, non ha mai visto la luce. Io in quel CD non ci sarei stato; ma so che i pezzi sono tutti finiti e pronti. Li ho sentiti e sarebbe sicuramente molto bello se si riuscisse a concretizzare un terzo album. Chissà!
Vorrei chiudere con una domanda personale. Se potessi incontrare il Sergio che, negli anni Novanta, lavorava alla musica dei Top Left Corner, quale consiglio gli daresti? E soprattutto, c'è qualcosa di quel ragazzo che senti di avere conservato intatto ancora oggi?
Sicuramente gli direi: “studia somaro!” ...sono sempre stato pigro ed avrei dovuto applicarmi molto di più sulla chitarra, soprattutto sulla teoria; ma ormai è andata così e, alla fine, posso ritenermi soddisfatto. Del Sergio di allora rimane intatta l'ingenuità e la passione, che ora metto sul mio canale YouTube che mi appaga e mi appassiona. Non nego che mi manca molto suonare con un gruppo e, soprattutto, suonare nei concerti. Magari, attraverso te, se qualcuno vuole formare un bel gruppone Prog/Rock... io ci sono! ?
Grazie per questa bella intervista. Spero di aver risposto in modo esauriente. Ciao!

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