Just a spark in the dark!!!
Come una scintilla che squarcia il buio per un fugace istante, anche le cose belle che durano troppo poco raggiungono il proprio apice per poi spegnersi lentamente, sprofondando in quell'oscurità dalla quale, forse, non riemergeranno mai più. Eppure, a volte, basta quella breve luce per lasciare un segno indelebile nella memoria di chi ha avuto la fortuna di scorgerla.
Evoluzione, maturazione e consapevolezza: il secondo capitolo dei Broken Glazz, Withdraw from Reality, testimonia la crescita di un gruppo di ragazzotti canavesani, dei veri bocia, ormai consapevoli di aver acquisito capacità tecniche e compositive che molti loro coetanei avrebbero faticato a raggiungere negli anni successivi. Un progresso che non si limita alla maturazione personale, ma si traduce in una maggiore padronanza dei mezzi espressivi, in una visione musicale più definita e nella volontà di spingersi oltre i traguardi già conquistati.
Con l'abbandono di James Winnye, il passaggio di Ivan Appino al microfono, affiancato dal nuovo chitarrista Luca Balducci, non rappresentò un semplice avvicendamento nella formazione, ma l'occasione per ridefinire gli equilibri interni del gruppo.
Il risultato è un thrash metal che non vive soltanto sull'aggressività, ma cerca soluzioni più articolate, aperture melodiche e una maggiore attenzione alla costruzione dei brani.
Le influenze americane sono riconoscibili, soprattutto nei territori battuti da Megadeth e Annihilator, ma i Broken Glazz dimostrano di saperle assimilare senza ridursi a una copia sbiadita dei propri modelli grazie a mirabili soluzioni che si avvicinano a territori progressivi sia nella forma che nella sostanza.
La forza del disco emerge soprattutto quando le chitarre intrecciano riff e armonizzazioni, sostenute da una sezione ritmica dinamica e tutt'altro che anonima.
Episodi come l'opening "Lady war", la micidiale 7.7.2 che colpisce per il suo andamento incisivo, o l'altrettanto convincente Colours in Grey, metteno in luce un versante compositivo maturo e ricercato.
Starry Sky e Still Life rappresentano probabilmente i momenti più riusciti dell'album, capaci di coniugare ambizione strumentale e immediatezza senza sacrificare né l'una né l'altra. Anche quando la band si concede qualche passaggio più raccolto, non perde di vista la propria identità, mantenendo una tensione che attraversa l'intero lavoro.
A chiudere il disco arriva I Love It Loud dei Kiss, reinterpretata con un approccio decisamente metallico. Una scelta che riporta alle radici di una generazione cresciuta ascoltando i grandi nomi dell'hard rock e dell'heavy metal, prima che le mode cominciassero a riscrivere le regole del gioco.
Riascoltato oggi, Withdraw from Reality conserva soprattutto il valore di una testimonianza, ovvero quella di una scena italiana che, nei primi anni Novanta, stava dimostrando di poter competere anche con produzioni provenienti dall'estero.
I Broken Glazz avevano talento, idee e una crescita evidente alle spalle. Eppure, nonostante le buone risposte ottenute, la loro vicenda si sarebbe conclusa pochi anni dopo, lasciando dietro di sé interrogativi e occasioni mancate.
È proprio questo a rendere il disco ancora interessante, non la semplice nostalgia per un'epoca passata, ma la consapevolezza di trovarsi davanti a una band che aveva ancora parecchio da dire. Dopo l'EP Solitude, le tensioni interne avrebbero portato allo scioglimento, mentre il materiale preparato per un nuovo album non avrebbe trovato uno sbocco ufficiale.
I Broken Glazz non hanno avuto il tempo di raccogliere tutto ciò che avevano seminato. Withdraw from Reality rimane così il documento di una crescita interrotta, ma anche la dimostrazione che il metal italiano di quegli anni poteva esprimere qualità e personalità ben oltre i confini del proprio circuito underground.
Beppe "HM" Diana
Danilo Saccotelli - batterista di Zerotonone, Braindamage, Ozora, Rock Siffredi
I Broken Glazz sono un pezzo del mio cuore e una pagina fondamentale del Metal nazionale, li hai vissuti come amici, fan e collaboratore e ho ancora belle narici l'odore della loro sala prove.
Uno di quei gruppi che per bontá di cuore e coerenza hanno pagato gli anni Naif che pativano le inadempienze della discografia e il pregiudizio popolare e mediatico.
Divine era stata la manna dal cielo e lo spartiacque per il Metal piemontese di provincia che combatteva ad armi pari con la Cittá.
Withdraw from reality è stato la farfalla dopo i terremoti susseguiti al successo di Divine. Un disco che vedeva un cambio di line up e una maturitá compositiva enorme. La produzione non ha mai reso giustizia a brani che avrebbero fatto invidia a Megadeth e Death Angel in crisi compositiva.
I tour con Headcrasher e Braindamage e la storica data al PalaSesto di spalla ai Manowar.
Momenti che ho vissuto con loro in prima linea...una finta faida infantile con i cugini Milanesi Extrema e tante invidie non minano la qualitá e onestá di una band che avrebbe meritato di più...
Tutti aneddoti che riecheggiano nel mio cuore con gioia e sorrisi di estrema purezza e ingenuitá...
Sono stati per molti di noi la spinta trainante per abbracciare strumenti, migliorare come musicisti e persone...
E poi mai dimenticare la canzone inno a favore dell'obiezione da coscienza..."772"
Con tanti vinili scadenti del passato, che il revisionismo ha erroneamente trasformato in capolavori, Withdraw rappresenta una perla rara che non ha bisogno di bugie per essere apprezzato.
Guido Dantonia - chitarra Speedblade
La prima volta che ho ascoltato i Broken Glazz fu con il disco Divine e molto semplicemente, non credevo fosse possibile che una band con pressapoco la mia eta’ fosse stata in grado di registrare un disco del genere. Un altro pianeta. Con gran fortuna al mio compleanno nel ’96 mi vennero regalati in un colpo solo WFR e Solitude. Un regalo stratosferico. Non vedevo l’ora di ascoltare quei due dischi anche perche’ le aspettative erano alte. Credo che WFR si piazzi molto bene come secondo album della band, i pezzi continuano ad essere molto articolati e nella maggior parte dei casi lunghi, senza mai stancare. Diciamo che il marchio di fabbrica e’ stato dato con Divine e in questo secondo lavoro i Broken continuano bene sulle stesse tracce nonostante gli avvicendamenti di line-up. L’inserimento di Luca Balducci e’ vincente e non fa rimpiangere James anche se i due a mio avviso hanno modi di esprimere le loro capacita’ e virtuosismi in modi differenti. Forse proprio per quello WFR ha un timbro per certi versi diverso dal primo disco sempre mantenendo la struttura complessa dei brani. Apprezzo molto le parti strumentali che da sempre hanno caratterizzato la band e danno un tocco Trash alle loro tracce. In quegli anni e’ sicuramente una band piena di risorse e forse per questo, personalmente non capisco la scelta della cover dei Kiss a completare l’album. Forse avrei preferito ascoltare un’altra delle loro tracce, proprio perche’ con le loro sonorita’ ci aveva abituato ad ascoltare metal canavesano di eccellente fattura e sicuramente paragonabile a quello internazionale propinato dall’America. Disco con sonorita’ pesanti, taglienti e a tratti dark che ha espresso e messo in vetrina il Canavese come assoluto protagonista del metal mondiale. Quando ho saputo (anni dopo) che I Broken fecero da spalla ai Manowar a Milano, non fece altro che far crescere il disappunto per l’ennesima occasione mancata di vedere splendere una band nostrana nel panorama mondiale. Precursori.
Felix Liuni - Brain Dead, Heteworld
“Per me i Broken Glazz e in particolare “Withdraw from reality” , sono stati una scossa di adrenalina …
Ricordo che avevo 15 anni ed ascoltavo hard rock e Metal da poco… un mio compagno di classe mi passò una cassetta duplicata dicendomi “ascolta questi , sono una band della zona …” non sapevo altro , e quando parti “Lady War” con quella sinfonia e quei riff stoppati, ne fui subito catturato ! Vedevo la band nelle mie orecchie da adolescente al pari di colossi come Metallica e Megadeth e non riuscivo davvero a credere che fossero del Canavese ! In quanto all’album, consumato ovviamente , sono sempre stato affascinato dalle atmosfere chiaro/oscure , la pulizia e la tecnica oltre alle strutture dei pezzi di impatto . Impazzivo per il suono della batteria e la
Voce di Ivan Appino mi ha sempre ricordato un mix tra Belladonna e RobertSmith dei The Cure. Pezzo preferito è sempre stato “Starry Sky” con quel riff iniziale degno dei migliori Annihilator di “Never, Neverland”. Un disco importantissimo per la mia crescita nella passione per il Thrash Metal! Un album (insieme anche al grande debutto “Divine ) senza dubbio tra i più belli della storia del Metal Italiano . Grazie ancora di tutto mitici BROKEN GLAZZ!”

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