domenica 6 settembre 2026

Rosae Crucis - Fede, Potere, Vendetta

 


Grandi Rosæ Crucis, un quartetto che lotta da dieci anni per riuscire a guadagnarsi il rispetto e la stima dei metal kids italiani, più che una band una vera e propria istituzione, tra gli unici inossidabili guerrieri che il metal nostrano può schierare in difesa della vera fede metallica, quella che smuove gli animi e che ci fa sentire parte di un’unica famiglia. Ma come spesso accade, anche i Rosæ Crucis riescono a dividere il pubblico fra chi li ama all’esasperazione, e chi come i giornalisti di settore li ha sempre denigrati per aver portato avanti un discorso musicale che si basava sull’uso della nostra lingua madre in un contesto musicale degno dei migliori Manowar e Virgin Steele. Eh si, bisogna ammettere che l’Italia è sempre stato un paese di esterofili ed ignoranti, soprattutto in campo metal, in cui tutto ciò ch’è straniero è figo e va bene, ma dove andremo a finire, siamo sommersi da valanghe di dischi provenienti dalla Svezia o dalla Finlandia, ma dio ci salvi dal metal cantato in italiano… Fratelli d’Italia, l’Italia se desta del metal di Scipio s’è cinta la testa…..

Intervista raccolta da: Beppe "HM" Diana anno domini 2002 - 6 gennaio

Ciao Andrea, allora incominciamo con una domanda classica, potresti riassumerci in poche parole i dieci anni di storia dei Rosæ Crucis.
In Poche Parole….Sudore, Odio, Sfiga , Sangue, Bastardi, Falsi, Vendetta, Tenacia, Orgoglio. I Rosæ Crucis, nati oramai piu di 10 anni fa, da 4 amici, hanno sperimentato diversi generi, dal grind al death, al trash,al classic, all’horror fino ad arrivare alla nuova dimensione, e con molti cambi di lineup. Il nome nasce da un interesse particolare per il medioevo mio e di Ciape, il cantante, che ci ha portati in un certo senso a paragonarci ai “Fratelli Invisibili”, la Rosa Croce. Devo dire che questo monicker oggi ci sta portando un po di problemi visto che ho ricevuto da poco minacce “legali” da parte di alcuni esponenti della “vera” Rosa Croce.

Quindi se le mie nozioni storiche non mi ingannano i Rosæ Crucis dovrebbero essere un movimento di religiosi dell’epoca medievale e non so per quale motivo legati alla massoneria moderna, mi sbaglio?
Non ti sbagli, hai detto la cosa giusta, dovrebbero. I Rosa Croce oggi sono un qualcosa di poco chiaro. Ma questo riguarda i Rosa Croce. Noi siamo i Rosæ Crucis, un gruppo che ha fatto del Metal e del Rispetto verso gli altri gli ideali di Vita. Quindi ci dissociamo completamente da qualsiasi discorso che possa portare alla Rosa Croce, all’Amore e tutte le altre cose che esulano dal Metal.

Il nuovo demo “Bran Mak Morn ” è uscito a due anni di distanza dal precedente promo 99, che cosa avete combinato di bello in questo lasso di tempo?
Abbiamo avuto il problema forse piu grande per un gruppo, l’abbandono del batterista.
Abbiamo fatto almeno un anno e mezzo di provini per trovare il drummer attuale, Mirko Lai, per molte cose molto simile a Giordano (oltretutto sono amici) .

Dunque il profondo rapporto di amicizia che vi legava a Giordano si può dire concluso o vi siete lasciati in buoni rapporti?
Siamo ancora molto amici (conosco Giordano da sempre, siamo amici di famiglia) e abbiamo accettato le sue motivazioni. Giordano sarà sempre parte integrante dei Rosæ Crucis nel bene e nel male lo porteremo sempre con noi.

La domanda potrebbe sembrare ovvia, ma vorrei che una tua spiegazione logica, che cosa vi ha spinto al drastico cambiamento dal cantato in lingua madre a quello in inglese?
La risposta sarà altrettanto banale, la totale indifferenza delle Case Discografiche Italiane e non, e le troppe critiche mosse ai nostri testi che ad un certo punto ci hanno fatto pensare che forse converrebbe cantare per fonemi, un po alla Paul Chain (un grande). Ora dopo eterne lotte anche noi inizieremo a fare i testi che tanto piacciono ai ragazzini, “for The Sword for The Dragon ” etc etc etc…L’arte non paga.

Sai, mentre ti scrivo stò ascoltando la stupenda “Crociata” e non ti nego che, oltre ai brividi che mi corrono lungo la schiena, mi è scappata anche qualche lacrimuccia, non pensi che i vostri vecchi fans come il sottoscritto, potrebbero sentirsi traditi da questa svolta “esterofila”?
Noi stessi ci sentiamo traditi dal nostro stesso paese, la patria il cui volgo volevamo eleggere come ambasciatore della nostra musica. Questo è un paese di ingrati e sono molto pochi quelli che hanno versato (come noi) lacrime per questo cambio.. Comunque tenteremo di portare avanti qualche progetto o discorso in Italiano se qualcuno avrà le palle per produrlo.

Per voi che vi occupate degli strumenti diciamo che è cambiato poco o niente, ma il Ciape come è riuscito ad attutire una “sferzata” così drastica?
Con molta pazienza e paura. Stiamo tuttora lavorando con lui, (non ha mai parlato ne studiato inglese in vita sua) cercando di passare gradualmente alla lingua inglese.

Eppure nei testi in italiano dei Rosæ Crucis era bandita la banalità data da binomi “cuore/amore” e fesserie vari, credo che a livello globale ci fosse una certa ricercatezza di fondo, ma allora è proprio vero che siamo un popolo di ignoranti!!!
Si è vero. Comunque parte di quella ricercatezza la portiamo avanti anche nei pezzi in inglese, perche partiamo sempre da testi in italiano per poi passare alla conversione..Ma molto è andato perduto purtroppo. Frasi come “Rossa è la vita sotto la Croce, vista attraverso chi ucciderà “, hanno un senso molto profondo per noi…..

In che modo è cambiato l’approccio alla stesura dei brani a livello puramente lirico/compositivo? È vero che la lingua inglese è molto più malleabile della nostra?
In Inglese puoi dire qualsiasi stronzata senza sentirti dire che sei banale..Quindi puoi dire Sword mille volte ed è fighissimo.. Se in Italiano pronunci il termine spada, sei un Fascista..L’approccio fortunatamente in parte è lo stesso. Partiamo da idee, immagini, facciamo una sorta di storyboard delle nostre canzoni, identificando i momenti e gli attori..Sembra piu una scrittura di un film..

Dunque anche i Rosæ Crucis sono incappati in oscenità tipo “Ride the sky” oppure avete evitato di scrivere cazzate così grosse?
Purtroppo è impossibile evitarle, ma abbiamo cercato di limitarle al massimo.. La frase piu banale forse è ” Fight Fight For Rome, Old Lady of War, Fight for the Empire or die by Thy Sword”.. ma comunque è gia sopra la media di quello che esce oggi..

Mi parleresti del concept legato a “Bran Mak Morn”.

Bran è il re dei Pitti, l’antico popolo di Caledonia..Questo Concept riprende le linee del romanzo di Howard (lo scrittore di Conan) “I vermi della Terra”, in cui il Re Bran accecato dall’odio per la brutalità dei Romani che avevano invaso il Vallo di Adriano, chiama e coinvolge i Vermi della Terra, creature abominevoli che vivono nelle viscere della terra. è una storia piena di Odio e di Sangue, il cui il fragore dell’acciaio è vivo e lo senti riecheggiare nelle tue orecchie fin dalle prime pagine. Forse è uno dei romanzi piu adatti alla trasposizione “METAL”.. Non si parla di checche travestite da maghi con spade di smeraldo e draghi a profusione, qui si parla di Eroi che sanguinano, di uomini che piangono, di sacrifici umani, di strategie politiche, di tutto quello che rappresenta la realtà nella fantasia.

Credo che il sound devastante del nuovo demo non abbia niente da invidiare alle centinaia di uscite che ogni mese invadono le vetrine dei nostri negozi musicali, non credi?
Merito di Giuseppe Orlando e di tutti i Novembre in generale, il loro studio è fantastico e Giuseppe lavora in modo allucinante..è tutto merito suo.

Quindi come vi siete trovati a lavorare negli Other Sound Studios con mr Orlando? Molti si potrebbero domandare ma un musicista gothic/metal che caz… ci azzecca con una band di metal classico?
Mr Orlando è un grande, oltre che sincero e simpatico è un vero professionista che ama il metal. Siamo rimasti molto legati a loro per quelle settimane passate insieme e penso che tutto cio si ripeterà molto presto… Abbiamo potuto vedere come studiano e compongono i Novembre, e devo dire che sono fantastici nonostante io non ami quel genere di musica. Molto forte anche il chitarrista Massimiliano Pagliuso, artefice in parte degli arrangiamenti vocali e di approfondimenti sul nostro sound.

Adesso una domanda che potrei evitarmi ma che ti porgo lo stesso, in che modo è stato accolto “Bran..” dalla così detta stampa specializzata?
Molto bene, molto sopra le righe anche se devo dire che le recensioni uscite su molti giornali sembravano un copia/incolla delle altre..Tutti hanno parlato nello stesso modo, ma comunque molto positivo, eloggiando al massimo il passaggio del cantato in inglese (cosa che ci ha rattristato molto).

Ho sentito dire che c’è un’etichetta nostrana che vi aveva proposto addirittura un doppio disco in italiano ed in inglese, puoi dirmi qualcosa in più a riguardo o sono solo voci infondate?
Non sono voci infondate, si tratta della Northwind. Il progetto pero’ forse è troppo ambizioso.Ci vogliono anni per poter scrivere testi in italiano degni della nostra lingua e forse tutto questo tempo non lo abbiamo. Ma niente è certo oggi quindi potete aspettarvi di tutto.

Una cosa che mi ha sempre affascinato delle interviste che hai rilasciato, è quando parli del tuo dio Crom, “Fuoco e vento vengono dal cielo, dagli Dei del Cielo, ma Crom è il tuo Dio, e vive sulla Terra….”, mi daresti delle altre delucidazioni a riguardo?
Crom è l’incarnazione del Dio Metal, un dio che ti guarda dall’alto della sua montagna, gioca con il tuo destino e ride delle tue disgrazie. Non gli interessa se tu lo preghi o no perche il solo tuo vivere è il ringraziamento che gli fai. Vivi e Crom ècontento, muori e perdi e lui fallirà con te scaraventandoti nei profondi pozzi di Arallu. è un dio che ti sprona quindi a combattere e a non arrenderti, una sorta di “Stand and Fight” alla Manowar. É un dio che ride se lo imprechi perche tanto sa che tu sei mortale e lui no..e ride ride del destino degli uomini. Se ti aiuta è solo perche lo fai divertire. Io molte volte identifico Dio (il dio cristiano) con Crom e lo chiamo appunto Crom, so che mi guarda e si diverte. è un dio che ti avvicina molto di piu al tuo spirito.Ti da Coraggio e Forza. É un dio modesto perche non vive in cielo ma sta sulla terra, sul monte piu alto.

Un’altra domanda che da molto volevo chiederti è questa, ma è vero che le spade che avete con voi on stage sono state forgiate dal Ciape?
Asce Alabarde, armature, Scudi, Mazze sono fatte da lui, tranne la mia spada, “Regina”, che invece ho comprato molti anni fa. Lui lo fa di mestiere e riesce a creare delle cose incredibili. Ricordo sempre che il padre Adelmo ha fatto le armature piu belle nel film di Ben Hur, vincitore di 11 premi oscar.

Come procede l’attività live dei Rosæ Crucis? Da quel che so i locali dove esibirsi a Roma non mancano…..
I locali a Roma sono un paio e niente piu, e la gente che ti guarda è sempre la stessa. Comunque abbiamo fatto una data un po di tempo fa con i Savers, in cui abbiamo presentato i pezzi del promo e qualche vecchio cavallo di battaglia, ed ora però stiamo fermi a comporre nuovo materiale per concludere il concept.

Dal demo “Il re del monndo” a “Bran Mak Morn”, secondo te in che maniera è cambiata la scena musicale metal in Italia? Ti saresti mai aspettato il successo di bands come DGM, Skylark e Labyrinth?
Sinceramente band come Dgm e Labyrinth hanno la strada abbastanza spianata perche è un genere che in italia è sempre andato. La scena in realtà è sempre la stessa. Solo che ora va di moda il Death ed il Power e tutti fanno quello. In Italia manca una vera e propria identita musicale.

Una curiosità, hai mai ascoltato bands come i Mago de Oz o gli Avalanch che cantano in spagnolo? Se si cosa ne pensi.
Purtroppo no, ma calcolando che il Mago di Oz è il mio film preferito, oltre che essere il primo film a colori della storia del cinema e uno dei meglio riuscito come fantasy o fiaba.. allora mi muoverò subito per sentirli.

La FEDE è una ragione che il POTERE delle folle innalzerà…Sangue caldo come il fuoco nelle vene brucierà…Come lava da un vulcano, la nostra ira esploderà… siamo alla fine un’epic hail ai nostri lettori…
FEDE POTERE VENDETTA
Credete in noi come noi crediamo in voi. La Fede del Metal sta passando uno strano periodo e le forze del male, i falsi si stanno unendo. Fra qualche tempo un immensa battaglia si terrà sulla scena, e solo i veri difensori del Metal riusciranno a rimanere in piedi. Spero che tutti i vecchi amici ed i nuovi ci supportino ancora per darci quella spinta che ci serve per arrivare piu in alto. Senza di voi noi non avremmo motivo di esistere. Un anno fa volevo sciogliere il gruppo , ma sono state le lacrime viste sui vostri volti al solo sentire questa frase, le mille telefonate e le centinaia di lettere arrivate (e solo dai piu intimi) a darmi la forza per andare avanti..

Tilt - Ride the Tiger

 


Ci sono band che, quando ne riscopri la storia a distanza di decenni, ti lasciano addosso una sensazione difficile da spiegare. I Tilt sono una di queste.
Nella seconda metà degli anni Ottanta il nome dei Tilt circolava nell'ambiente del British Metal come quello di una delle nuove promesse da tenere d'occhio. Provenienti dall'East End londinese, avevano fatto la gavetta vera, quella fatta di furgoni, piccoli locali, lunghi viaggi sulle strade inglesi e concerti davanti a poche persone. Ma avevano anche condiviso palchi importanti con nomi come Angel Witch, Wolfsbane e Paul Di'Anno, costruendosi lentamente una reputazione.
Poi arrivò Ride the Tiger.
Pubblicato nel 1988 dalla piccola T-Mac Records, l'album racchiudeva perfettamente lo spirito della band: heavy rock britannico, riff potenti, melodie immediate e una vena più aggressiva che guardava già verso il metal americano. Un disco registrato con mezzi limitati e in tempi strettissimi, ma proprio per questo capace di conservare quella spontaneità e quell'energia che spesso i budget più importanti finivano per soffocare.
I Tilt, però, sembravano destinati a qualcosa di più. Arrivarono anche gli interessamenti di EMI e Phonogram e, soprattutto, quella consacrazione arrivata da una voce che nel mondo del rock non aveva certo bisogno di presentazioni. Quando a Lemmy venne chiesto quale fosse la migliore nuova band inglese, la risposta fu semplicemente: "Tilt".
Eppure la storia prese una strada diversa.
L'industria discografica non seppe — o non volle — trasformare quelle promesse in una vera carriera. L'uscita di Dave, la successiva sostituzione con Gipsy e una crescente frustrazione portarono infine allo scioglimento della band nel 1991.
Quella di Ride the Tiger rimase così una di quelle classiche storie del rock inglese fatta di talento, occasioni mancate e tempi forse sbagliati. Una storia che sarebbe potuta finire lì.
Ma non è finita.
Anni dopo, Lance è tornato a imbracciare la chitarra, ha dato vita ai Valpurgis Night e ha ripreso a scrivere musica. Nel frattempo, Ride the Tiger è stato riscoperto e ristampato dalla No Remorse Records, permettendo a una nuova generazione di ascoltatori di conoscere una band che, all'epoca, avrebbe potuto davvero fare il salto di qualità.
Abbiamo parlato con Lance del periodo d'oro dei Tilt, delle serate nell'East End, dei tour con i minatori, degli Hells Angels come roadie, delle registrazioni di Ride the Tiger, delle occasioni perse con le major, di Dave, di Gipsy e della possibilità — perché nel rock non si sa mai — che quella vecchia tigre possa tornare a ruggire.
Buona lettura.

Intervista raccolta da Beppe "HM" Diana

Ciao Lance, e grazie per la tua disponibilità. Siamo qui per parlare dei Tilt. Quali sono i tuoi ricordi più belli dei primi tempi della band?

Ciao Beppe. I miei ricordi più belli dei primi tempi sono legati al tour del 1984 nel nord dell'Inghilterra, durante lo sciopero dei minatori. Vivevamo in un furgone e passavamo le notti a fare festa con i minatori, praticamente senza mai fermarci. Andavamo spesso in tour anche in Galles e ci divertivamo a vedere chi riusciva a rimorchiare le ragazze più brutte... avevamo davvero l'imbarazzo della scelta! Ah ah ah!

Arrivavate da Londra, una provenienza molto strategica sotto molti punti di vista che poteva rappresentare un vantaggio, ma quanto era difficile per una band come la vostra costruirsi una solida reputazione nella propria zona all'epoca?
Avevamo costruito un seguito piuttosto importante nell'East End di Londra e speravamo di seguire le orme degli Iron Maiden. Il problema era che poi ti trovavi a percorrere 200 miglia in autostrada fino a Hull, magari un lunedì sera, per suonare davanti a due persone e un cane... e la cosa era abbastanza demoralizzante!
Eravamo soliti guardare i video di Bad News e Spinal Tap e pensavamo che quei bastardi fossero davvero fortunati!

So che all'epoca avete suonato in tour con band come Wolfsbane, Angel Witch e Paul Di'Anno. Avevate alle spalle un buon manager? È vero che i vostri roadie erano i famosi motociclisti Hells Angels?
Il nostro manager era un ex pugile, un tipo davvero tosto. Facemmo uno showcase per EMI e Phonogram Records, che erano entrambe interessate a metterci sotto contratto, ma lui mandò tutto a puttane. È stata dura da accettare.
E sì, avevamo dei VERI Hells Angels come roadie: Deano e gli altri.
Provavamo al Royal Standard, nell'East London... sotto il bancone c'erano fucili a canne mozze e all'ora di pranzo c'erano spogliarelliste. Bei tempi!!!

Leggendo le note del libretto, ho capito che prima dell'LP non avevate pubblicato alcun demo. È corretto?
Avevamo registrato diversi demo prima di pubblicare Ride the Tiger, ma nessuna di quelle canzoni è mai arrivata su vinile.

Quanto è stato difficile registrare un album come Ride the Tiger che, in pratica, era finanziato da una piccola etichetta come la T-Mac Records? Non avevate a disposizione un budget particolarmente elevato, giusto?
La registrazione di Ride the Tiger venne fatta in due settimane nell'East London. Avevamo 2.000 sterline e praticamente facemmo tutto al primo tentativo. Anche se, a dire il vero, passammo parecchio tempo a giocare ai videogame!
Io spinsi molto affinché registrassimo il nostro vero sound dal vivo e mi battei contro quello che volevano tutte le case discografiche: delle copie carbone di Bon Jovi ed Europe, gruppi che detestavo.
Quando uscì l'album, ricordo di essere entrato nel negozio Virgin di Oxford Street, a Londra, e di aver visto una sezione tutta dedicata ai Tilt.
Mi sono sentito una rockstar! Ah ah!

Ahahah, fantastico! Il sound dell'LP è molto particolare: una miscela di hard rock pesantemente incentrato sulle chitarre e un approccio abbastanza radiofonico. Immagino quindi che, come musicisti, aveste background e gusti musicali differenti, giusto?
Avevamo influenze molto diverse.
Dave era un grande fan dei Led Zeppelin e oggi canta con i Led Zepagain a Los Angeles, in America.
Richie adorava le band americane come Kiss e Van Halen.
Mark e Tony amavano gli AC/DC.
Io invece ero influenzato dagli Scorpions e dai Judas Priest, cosa che credo si possa sentire chiaramente nei riff.

Cosa puoi raccontarmi del processo di scrittura dei brani, in particolare di canzoni come Dark Heart, Bedlam Rocks e della title track?
Ho scritto e arrangiato tutte le canzoni, compresi i testi, quindi posso spiegarti cosa avevo in mente all'epoca.
Ride the Tiger era probabilmente influenzata dai Metallica. Ero l'unico componente della band realmente interessato ai gruppi più pesanti come Metal Church, Exodus e Accept e volevo scrivere qualcosa sull'imminente olocausto nucleare che ero convinto stesse per verificarsi.
Dark Heart si è rivelata una profezia, perché alla fine è diventata una canzone sul mio primo matrimonio... e non aggiungo altro!!!
Bedlam Rocks era fortemente influenzata dagli Scorpions. Dave, in quel brano, sembra addirittura Klaus Meine.

Molte volte ho letto che i Tilt erano considerati una delle più grandi promesse del British Metal. Quali erano le vostre aspettative all'epoca?
Alla fine degli anni Ottanta stavamo guardando un programma televisivo nel quale a Lemmy dei Motörhead venne chiesto:
"Qual è la migliore nuova band inglese?"
"Tilt", rispose senza alcuna esitazione.
E noi lo eravamo, cazzo.

Nel momento migliore della vostra carriera Dave lasciò la band e venne sostituito da un cantante americano conosciuto semplicemente come Gipsy.
Sì, Dave ci lasciò nei guai andando a New York e poi a Los Angeles, ma Gyp fu un ottimo sostituto e un frontman straordinario.
Purtroppo quando Dave se ne andò ci fece perdere anni.
Alla fine ci sciogliemmo per la frustrazione totale nei confronti di un'industria musicale che ci ignorava completamente.
Avevo due bambini piccoli da mantenere, quindi diventai corriere in motocicletta per sostenere la mia famiglia, mentre i miei giorni da rockstar finirono purtroppo in una confusa spirale di alcol e droghe...

Sei soddisfatto della nuova edizione di Ride the Tiger pubblicata dalla No Remorse Records? Che tipo di accoglienza avete ricevuto dalla stampa specializzata e dai vostri fan?
Chris Papadatos mi contattò su Facebook e mi chiese se fossi stato interessato a ripubblicare Ride the Tiger.
Gli ho praticamente morso la mano!!!
Gli ho consegnato anche un DVD dal vivo contenente alcune canzoni mai pubblicate prima, che avevamo eseguito all'Hippodrome nel 1989.
Potete trovare queste canzoni su YouTube.
Sono rimasto in contatto con tutti gli ex componenti dei TILT e attualmente stiamo valutando la possibilità di realizzare un secondo album...
Credo che Chris abbia fatto un lavoro fantastico con la rimasterizzazione e invito i vostri lettori a dare un'occhiata anche alle altre band pubblicate dalla No Remorse Records, perché Chris è un pioniere della scena musicale moderna: un uomo che mette i propri soldi dove mette la bocca!

Prima di concludere, cosa puoi dirmi del nuovo album dei Walpurgis Night?
Ho formato i Valpurgis Night nel 2008.
Dopo lo scioglimento dei Tilt, nel 1991, avevo smesso di suonare e di scrivere canzoni per almeno quindici anni, perché ero completamente distrutto.
Avevo voltato le spalle alla scena musicale e mi ero dedicato soprattutto alle motociclette e al sostegno dell'Arsenal FC.
Poi, un giorno, ripresi in mano la mia chitarra e pubblicai Psalms of Solemn Virtue per la Rising Records (dei totali coglioni).
Ero maggiormente influenzato da band come Amon Amarth e Candlemass, e credo che si possa sentire nei miei arrangiamenti.
Abbiamo un altro album già terminato, ma al momento non ho i soldi necessari per pubblicarlo, quindi per ora i Valpurgis Night sono "on ice", come si dice...
Ah ah ah!

Lance, vuoi fare un saluto speciale ai nostri lettori?
Per concludere, voglio salutare tutti i metalhead italiani!
Recentemente sono andato a vedere i Rhapsody of Fire, perché amo da morire quella band!!!!!
Fanculo, ragazzi: continuate a tenere viva la fiamma del metal!


giovedì 4 settembre 2025

Ryal - Alliance

 


Italia terra di santi, di eroi e di....epic metallers!!! 
Si, siamo arrivati a cambiare i luoghi comuni tanta e tale e la mole di formazioni devote alla più nobile delle frange del metal classico, ed i new comer Ryal, formazione che vede affiancati fra le fila della propria line up musicisti provenienti da mostri sacri del genere come Salem's Lot ed Holy Martyr, ne sono la più lampante testimonianza!! 
Ed è ancora una volta la splendida Sardegna a dare i natali a quest'ottima compagine nostrana,  autrice di uno splendido album che, dati alla mano, possiede tutti, ma proprio tutti, i crismi del genere più nobile ed anticonformista per antonomasia, ed alterna soluzioni musicali che abbinano con naturalezza epos, lirismo interpretativo e stilettate metalliche, come in un ipotetico abbraccio simbiotico, che vive sui chiaroscuri di potenza e melodia allo stato puro.

Wishdoom - Up The Hammers

 


The ancient spirit is still alive!!! Emozionante, già,  se dovessi provare a sintetizzare quello che si cela dietro i solchi di questo primo step discografico dei qui recensiti Wishdoom, giuro che non riuscirei a trovare altri aggettivi più congeniali, un giovane ensemble questo, che arriva ancora una volta dalla regione centrale della Macedonia, da quella stessa Thessaloniki, splendida cittadina già cardine per i destini incrociati dei loro concittadini Crosswind, e proprio come loro, anche i Wishdoom si dimostrano essere una formazione più che interessante, e nel loro demo di debutto, edito sulla lunga distanza, riescono nel non facile compito di mettere in mostra delle qualità peculiari e di scrittura veramente eccezionali, arrivando a sintetizzare, in poco più di mezz’ora a loro disposizione, quanto di meglio l’heavy metal di matrice classica abbia saputo offrire fino a questo momento, risultando allo stesso tempo molto credibili.
E questo grazie soprattutto alla loro riuscita mistura di partiture musicali che vanno dalle atmosphere di tipica natura epic metal, fino alle dilatazioni armoniche più prettamente doom, riuscendo a disegnare un ipotetico filo conduttore che partendo dai nostri Doomsword ed Thunderstorm, arriva ad abbracciare alcune reminiscenze più prettamente di stampo nordico, riuscendo a risultare molto vicini alla concezioni vichinga di certi Bathory, naturalmente quelli del periodo “Hammerheart” dai quali, oltre a riprendere i tratti caratteristici del lavoro d’artwork, riescono a dimostrarsi abbastanza affini soprattutto per quel che concerne il livello di songwriting generale. 

Timelord - Regeneration


My bollock, che disco!!! Si, quel vecchio volpone di Mike Verney non ne vuole proprio sentire d’andare in pensione, anzi, contrariamente a quanto si possa pensare, si rivela essere ancora una volta un grande talent scout dal fiuto infallibile, e proprio come il celeberrimo re Mida che ogni cosa che toccava diventa oro, accoglie sotto le sua lei protettrici questa new sensation che risponde al nome di Timelord, formidabile band che proviene dall’area metallica di Springfield, Virginia, che si rende artefice di un personale, quando caratteristico escursus musicale che riporta alla memoria, senza nulla togliere alla fama e all’onore di molte altre formazioni americana del settore, l’operato di altre due band passate da casa Shrapnel Records, ovvero i mai dimenticati  Cacophony del duo Jason Backer/Marty Friedman, ed i Racer X degli assi Paul Gilbert/Bruce Bouillet, sia per quel che concerne le strutture musicali, molto affini alle band in questione, che per la presenza di altrettanti virtuosi della sei corde che rispondono al nome di Matt Aub e Aaron Richert. 

sabato 30 agosto 2025

Erase - Erase

 


C'è passione, sentimento e, perchè no, anche un pizzico di convinzione, nel come back discografico degli ellenici Erase, ennesimo frutto partorito dalla mente del sagace George Stavropoulos, screamer proveniente dai più conosciute, e forse validi, Strikelight, il quale, dopo un primo singolo/demo di ben quattro anni addietro, ha deciso di mischiare completamente le carte in tavola, ripresentandosi ai nastri di partenza con una nuova coppia di chitarristi, ma con la stessa sezione ritmica, ed è riuscito nuovamente a portare alla ribalta una nuova ed interessante realtà musicale, qui alle prese con un interessante heavy metal pulsante che, a livello puramente fisiognomico, riesce a mettere a frutto le passate esperienze del singer ateniese, su una base tipicamente classica, atmosfere dal vago sentore old style, che piacciono proprio per la loro primigenia semplicità di fondo.

Blad Killer - Blade Killer

 


Grezzo, minimale, ma anche sincero e, perchè no, affascinante, ecco quale potrebbe essere il leitmotiv che caratterizza l'ep dei Blade Killer, quartetto statunitense qui all'esordio ufficiale dopo un periodo d'incubazione speso per lo più a trovare la giusta formula sonora, e quell'amalgama per quello che, carte alla mano, sembra molto di più di un agguerrito progetto musicale, dietro al quale si celano musicisti con un discreto bagaglio d'esperienza come in singer Carlos Gutierrez, drummer dei thrashers Fueled by Fire, o la coppia di asce formata da  Jay Vazquez e Jonathan Rubio, entrambi ex Armory, ai quali si aggiunge la bassista Kelsey Wilson, con un trascorso in formazione più estreme dell'area della città degli angeli.

Divine Ascension - Liberator


Come back discografico anche per gli australiani Divine Ascension , formazione con base operativa in quel di Melbourne, i quali tornano a farsi sentire a ben due anni dal precedente vagito discografico “As the Truth Appears”, album che segnava il sodalizio del rapporto con l’etichetta americana Nightmare records, la stessa dei concittadini Fracture, che ha puntato nuovamente forte sulle qualità attitudinali della band e sul nuovo “Liberator”, disco che mette definitivamente in luce l’evoluzione compositiva di una formazione che ha trovato la giusta quadratura, sempre alle prese con un progressive metal dalla forte impronta classica, attorno al quale si fondono sia l’anima più tradizionale, che quella più prettamente power metal, per un risultato sempre e comunque ad alta gradazione metallica.

Mesmerize - Paintrophy


 Quello che non mi uccide mi fortifica!!! Quale frase migliore per salutare il come back sulle scene dei Mesmerize, arcigna fromazione meneghina, che torna a farsi sentire dopo un silenzio artistico che oramai si protraeva da diverso tempo, e lo fa con un album, il qui recensito Paintropy che, oltre a ribadire quanto di buono espresso sul precedente ep “One door away“ sancisce definitivamente la rinascita artistica di una delle migliori formazioni di casa nostra degli ultimi anni!!
Un nuovo capitolo musicale che segna, come potuto tastare con mano, un'ulteriore evoluzione artistica, con una band che, in poco più di tre quarti d'ora a disposizione, cerca di scrollarsi di dosso le facili etichettature, pur rimanendo legata a doppio filo ad una tradizione classica di partenza, e che, grazie soprattutto al lavoro incessante delle due asce della coppia Piero Paravidino/Luca Belbruno, ottima tecnica abbinata ad uno straordinario gusto melodico, riesce ad edificare un wall of sound si criptico e a tratti magmatico, ma molto più diretto ed accessibile che in passato, dando segno di un'incredibile versatilità artistica.

Thrash Bombz - Dawn


 Contornato dal lavoro d'artwork dell'eterno amico Peppe Simmons, da sempre autentico trademark della band, tornano sul mercato discografico anche gli agrigentini Thrash Bombz, formazione che si fa risentire a qualche mese di distanza dal precedente “Mission of Blood”, disco di debutto che, oltre a mettere in mostra le potenzialità artistiche in possesso dai nostri, ne ha definitivamente consacrato l'ascesa in campo prettamente underground, ma non solo.
Ed il nuovo “Dawn”, in questo frangente un ep di sei brani, aiuta se non altro a fomentare le qualità attitudinali del combo nostrano, amplificandone se volgiamo il raggio d'azione, e questo grazie ad una componente musicale che si è fatta più articolata, ma al contempo fisica, merito questo del passaggio dietro al microfono del bassista Destruktor, già deus ex machina dei concittadini “Bloodevil”, che, grazie ad una prestazione sopra le righe, aiuta a conferire più versatilità, e dinamismo, all'intero tessuto sonoro della formazione sicula.

Stage Reality - Breathing Machine


 Teatrale, drammatico, enfatico, genuino, già, il debutto dei Stage Reality è un'opera discografica capace di abbattere i confini, soprattutto quelli esistenti fra diversi generi musicali, riuscendo con una buona dose di malizia, ad amalgamare diverse sfumature ed influenze musicali, grazie ad arrangiamenti sopraffini, e a riversarle all'interno di un unico contenitore sonoro, mi si permetta il termine, con una naturalezza ed un’eleganza, che da luogo ad autentici trip visionari e ad atmosfere oniriche, quasi irreali.
Un vero e proprio melange musicale dunque, nel quale riescono a convivere in perfetta simbiosi sonora, elementi che vanno dall'heavy rock di concezione moderna, alle alterazioni progressive, fino a riuscire a sfiorare territori più propriamente alternative, il tutto risaltato da una prova d’insieme veramente coinvolgente, nella quale, ogni strumentista, si ritaglia la sua parte da leone.

Chastain - Surrender to no one

 


Un artista con alle spalle una longeva carriera costellata da decine e decine di pubblicazioni, ed un lavoro di produttore artistico che, negli ultimi anni, gli ha sicuramente portato maggiori benefici economici, David T. Chastain dicevamo, è il classico fenotipo del chitarrista dall'enorme potenziale artistico, e compositivo che, in realtà, ha raccolto ancor meno di quanto seminato, nonostante gli attestati di stima e gli apprezzamenti gli giungano oramai da più parti.
Ed il qui recensito “Surrender to no one”, come back discografico dopo una parentesi di dieci lunghi anni, forse, anzi sicuramente, non cambierà lo stato delle cose, ma servirà senz'ombra di dubbio ad incrementare la nomea di axeman che il maestro d'ascia si porta dietro da sempre e, grazie soprattutto ad una backing band di tutto rispetto, che vede il ritorno dietro al microfono della regina Leather Leone, asservita come non mai al talento del proprio leader, riesce ad amalgamare un suono potente, imperniato attorno ad un muro di suoni autorevole, che risulta essere il coacervo di elementi che guardano intensamente sia al versante statunitense, che a quello inglese dei primi '80ies.

venerdì 11 agosto 2017

Vulture Vengenace - End Of The Void


Attitudine!!! E’ celato dietro questa semplice locuzione la propensione artistica che muove l’animo dei Vultures Vengeance, giovane formazione con base operativa nella capitale che, con la realizzazione della loro opera di debutto “Where the Time Dwelt In”, e’ riuscita a farci rivivere le atmosfere cariche di misticismo enfatico, le stesse che si respiravano fra i solchi polverosi di molti dischi di formazioni underground di fine anni ottanta.
Anacronistici, fuori dal tempo, si, ma anche dannatamente autentici e tenaci, questi sono i Vultures Vengeance, prendere o lasciare….. a voi l’ardua sentenza…

Intervista raccolta da: Beppe Diana

Killen - Soldiers In Steel


Si può entrare a far parte della storia della musica dura per antonomasia con la sola pubblicazione di un album ufficiale? Beh, diciamo di si, se il disco in questione ha la capacità di suscitare sempre e comunque le stesse sensazioni ed emozioni ad ogni ascolto, e rappresenta nella sua totalità l'essensa di un'epoca d'oro come gli anni ottanta, proprio come nel caso di "Killen" dell'omonima compagine americana.                        .
Provenienti dal bacino musicale della grande mela, la band del chitarrista, poi anche cantante, Mitch Thylacine, nostro personale interlocutore, proprio con la pubblicazione di quel disco, seppe raccogliere consensi unanimi di pubblico e critica, tali che, il loro eco, giunge ancora oggi a noi e, a trent'anni esatti dalla pubblicazione di quel primo vagito discografico, i Killen sono tornati a riunirsi sotto la stessa bandiera che svetta ancora alta, sopra le macerie di un'epoca che non dimenticheremo mai..                                        

Intervista raccolta da: Beppe Diana

Fifth Angel - Time Will Tell


Sono sensazioni uniche quelle provate durante questa chiacchierata via mail con il chitarrista Ed Archer, per parlare del come back dei suoi Fifth Angel, formazione artefice di due splendidi album pubblicati nella prima metà degli anni ottanta, editi allora dalla major Epic records, e splendidi compendi di sonorità metal, posti a cavallo fra riminiscenze che sapevano di heavy metal classico, contrappunti epici, e richiami ad un certo hard rock mainstream.
Ed il venire a sapere che, nonostante le difficoltà oggettive, i musicisti della formazione con base operativa in quel di Seattle, non hanno mai cessato di sognare un ritorno sulle scene che restituisca almeno la giusta dimensione ad una band che avrebbe sicuramente meritato migliori fortune, è per noi vecchi appassionati di certe sonorità vintage, un ulteriore stimolo per andare avanti in questa sorta di scoperta di nuove ed interessanti realtà provenienti dal fitto sottobosco internazionale.
Intervista raccolta da: Beppe “HM” Diana

venerdì 12 febbraio 2016

Deified - Chaos, Blood & War

Ennesima interessante realtà partorita da una scena musicale che sembra davvero inarrestabile, come quella legata al sud del vecchio continente, gli ellenici Deified con base operativa nell’hinterland della capitale Atene, si presentano al traguardo del debutto discografico ufficiale, raccogliendo nella propria line up ufficiale, un manipolo di ottimi musicisti provenienti da formazioni dotate di un certo background musicale, guidati dalla verve canora del coriaceo Dimitris Giannakopoulos, già in forza ai conterranei Sunlight, attorno al quale si giocano le fortune di questa neonata formazione aggrappata a quel drappo che sventola fiero e sprezzante, proprio come il loro heavy metal di matrice tipicamente tradizionale.

Savage Wizdom - A New Beginning

Quanto è arduo portare avanti un progetto musicale quando suonare non ti permette nemmeno di pagare le classiche bollette di fine mese? Difficile, se non impossibile, soprattutto se la tua band naviga nel limbo delle eterne promesse mai mantenute. Già, chiedetelo pure a gente come i Savage Wizdom, qui al come back ufficiale dopo un buon debutto di ben otto anni addietro, i quali si ripresentano ai nastri di partenza con un nuovo lavoro, prodotto in forma strettamente privata, che è ancora una volta un concentrato di dedizione alla causa e sagacia compositiva.
Un nuovo inizio recita il titolo di questo secondo importante capitolo discografico, frase che racchiude perfettamente il significato del nuovo corso intrapreso dalla formazione del Nuovo Messico, arroccata sempre più che mai attorno alle corde vocali dell’indomito screamer Steve Montoya, il quale, rispetto ad un recente passato, è riuscito a mischiare totalmente le carte in tavola, rivoluzionando di sana pianta la line up ufficiale della formazione statunitense in questione, riuscendo, nel contempo, a mantenere inalterata la fisionomia artistica del combo, sempre alle prese con un coriaceo US Metal dalle classiche assonanze epiche di fondo.

lunedì 31 agosto 2015

Bothers - Naked Flash


Indistruttibili Bother, on the road da una vita, la formazione marchigiana in questione, continua imperterrita a macinare uscite discografiche, km e km su e giù per i palchi più puzzolenti dello stivale, dimostrando ancora una volta, più con i fatti, che con le parole, di essere uno dei pochi esempi, almeno sul suolo italiano, di dedizione ed amore viscerale per la musica suonata e concepita, di chi non si vuole arrendere mai, nemmeno difronte alle facili evidenze.
E nonostante abbiano raccolto meno di quanto seminato lungo una carriera, che oramai si protrae dai primi anni del duemila, i quattro tornano ad incrociare i propri strumenti, in una sorta di comunione d'intendi che, per fortuna, ha dato luogo ad un nuovo step ufficiale, che possiede tutte le potenzialità, per poter fare bene sulla lunga distanza.

domenica 30 agosto 2015

Black Capricorn - Cult of Black Friars

Arrivano a varcare la soglia del terzo sigillo anche i cagliaritani Black Capricorn formazione fra le più prolifiche della nostra penisola, e lo fanno con nove brani che catturano a pieno titolo l’essenzialità delle influenze musicali di chiara matrice seventies, che si divide fra pura ed incommensurabile attitudine aggressiva, ed un certo retaggio magmatico, soprattutto per quel che concerne la passione per le lunghe jam session propria della scuola psichedelica, e li rivestono di suoni lugubri e criptici, amplificando quell’alone di oscuro misticismo, grazie ad un approccio lirico intriso di elementi pragmatici vicini ad una concezione legata ad uno sconfinato fatalismo cosmico, che gli conferisce quel retrogusto visionario, all’interno di un escursus sonoro che cinge in un unico abbraccio elementi che arrivano dalla scuola dei maestri High Tide, Dust e Sir Lord Baltmore, fino ad arrivare alle dissonanze più marcatamente doom metal di Black Sabbath, Pentagram e Necromandus.

sabato 29 agosto 2015

Blindrage - Blindrage


I Blindrage sono cresciuti, e non solo dal punto di vista anagrafico ma soprattutto perchè nel lasso di tempo che ci ha separato dal precedente mini cd, sono andati incontro ad una maturità artistica che li ha condotti a portare a termine quello che, a tutti gli effetti, possiamo considerare una delle migliori release degli ultimi anni, almeno per quel che concerne il versante prettamente underground della nostra beneamata musa ispiratrice.
Già, nonostante le difficoltà oggettive che gli si sono parate davanti, contratto fantasma, e cambio del vocalist in primis, la formazione estense dicevamo, si è nuovamente immolata anima e corpo all'interno di un estenuante tour de force musicale di undici tappe, che sintetizza alla perfezione il concetto true metal, inebriato com'è di locuzioni classiche, poste a metà strada fra diramazioni che sanno di sano speed metal, ed arrembanti porzioni thrash.